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04/07/01 By
Fiz (e-mail: fiz@rockit.it)
Mi ricordo di discorsi
belli tondi e ragionevoli.
Qualche tempo fa.
Mi ricordo.
Un dubbio: possono i baci belli e rotondi essere anche ragionevoli?
Giusto per mettervi subito in stato confusionale anche a voi.
Iniziamo?
-->
Mercoledì.4.Luglio.2001 <--
(Psycho-stage)
Prima birra. Primo gruppo. Salgono sul palco i Mavery Quid,
piemontesi selezionati dalla rivista ‘Tutto’ (garanzia di qualità
quanto può esserlo un astemio in una whiskyteca scozzese). Non siamo
prevenuti ma quello che vediamo e sentiamo parla da sé: casualmente
tutti vestiti di rosso come un’orchestra di liscio e la cantante dai
capelli sbiancati per l’occasione, che vorrebbe tanto assomigliare
ad Antonella Ruggero, propongono un pop melodico sporco e insipido.
Non ci siamo. Damir commenta serafico: “se da Torino sono venuti
fuori i Dr Livingstone, potrebbero farcela pure questi…”. E non
capisco se lo dice con ironia sprezzante o se è un invito al
sottoscritto alla tolleranza e ad essere meno bastardo nelle parole
che sto scrivendo sul taccuino. A me sembrano la versione cheap dei
Delta V alle prese con la solita crisi d’identità.
La gente applaude. Bah. Qualcuno dice “secondo me sono un incentivo
a tornarsene in campeggio”. Azzeccato.
Molta più affluenza di pubblico di quanto mi aspettavo, con la gente
che arriva a getto continuo e pian piano lo psycho stage si riempie
come in nessuna passata edizione di Arezzo ho visto fare Molte
magliette Exploited e Sex Pistols parlano di Punkreas, che
suoneranno a chiusura di pomeriggio, e questa si rivelerà una mossa
azzeccatissima da parte dell’organizzazione per dare un pubblico ai
gruppi regionali selezionati. Oggi Punkreas, domani Linea77, venerdì
3Allegri Ragazzi Morti, sabato Mau Mau. Ottimo. Psycho stage sempre,
pressochè, gremito. E pubblico attento, ma di questo ne parliamo
alla fine.
Si continua.
Emotional Kaos, selezione Abruzzo&Molise. La voce della cantante da
sui nervi, sembra una di quelle vecchie che cantavano in chiesa
quand’ero piccolo. Saranno anche bravi a suonare visto che la gente
applaude, ma la linea è la medesima del gruppo che li ha preceduti,
certo con maggiori venature etno e un filo in più di fantasia ma
nulla più. Ritmati, buone le percussioni, sufficienza incerta, fino
a che una ballerina inizia a contorcersi sotto il palco in una
presunta performance sulle musiche del gruppo, pessima idea ragazzi.
con questo il colpo di grazia finale se lo danno da soli.
Annunciati con un “loro fanno crossover se volete alzarvi per
scaldarvi per il pogo…” (e con la gente che si alza davvero, le
prime file almeno, non ci credo! Boh. Pogo a comando, ma che
schifo!) tocca ai Sud Side Funk, dalla torrida Calabria se non
ricordo male. Già visti su questo stesso palco l’anno scorso,
ritornano in quanto selezionati dal progetto A.R.I.A. (una specie di
università della musica nata da circa un anno qui ad Arezzo). Il
concerto: niente di nuovo, poco di cui entusiasmarsi. Sarà la foga o
chissacosa ma il cantante si perde una parola via l’altra. La
domanda direbbe qualcuno sorge spontanea: ma alla suddetta
Prestigiosa Scuola non glielo insegnano a cantare bene? Crossover
vieppiù accademico. Noia a quintali. Alla fine anche i giovani
lobotomizzati poganti si fermano. Ed è come dire tutto.
Realista il cantante: “ok grazie adesso vi lasciamo ai Punkreas, che
siete qui per questo…”. Già. Ne approfitto allora per andare a
bordopalco a salutare un Flaco totalmente rintronato “Ciao Fiz!
Cazzo siamo partiti alle 5 da Milano per essere qui alle 11 per il
soundcheck. Un delirio”
Veri e propri stati di agitazione fra il giovane pubblico convenuto
per i Punkreas, nome culto del punk-rock nàtional. Come dire. Se
sono loro sul palco sotto è certo si scatena l’inferno. “anche
qualcosa di meno dai, il solito esagerato, va beh che sono amici
tuoi ma cerca di essere più critico, più professionale…”. A parte
questo, Via! Si parte. E scatta il pogo inferocito- E dal sottopalco
vengono prelevate a getto continuo ragazze temerarie (a rischio
carnetrita contro le transenne). E il polverone è d’ordinanza. E
qualche stage-diving sulle note de Mercato del niente, dedicata “a
colui che curava i drogati col bastone”, idem per ‘Zingari’ al grido
di: “l’uomo è nato libero e quindi può andare dove cazzo gli pare,
senza permessi di soggiorno o passaporto. In culo!”. Ci diamo dentro
eh? E infatti… annunciata da un “contro le macchine blu e azzurre
che ci sono là in fondo (la madama n.d.f.)”, arriva come un inno
cantato in coro dall’inizio alla fine con qualche strofetta bollente
cambiata ad hoc “Disonora il berlusca! E brucia la bandiera!”. La
temperatura sale e sale. Mani alzate a battere il tempo “va che roba
nemmeno al Festivalbar”-ironizza il Cippa e attacca ‘Sotto Esame’ e
sotto il palco si forma il “trenino dei bocciati”, va che roba
davvero… la gente si sta divertendo di brutto! E pure i 5 ragazzacci
da quel di Milano: Noyse è bianchissimo la maglietta che sfoggia
(legalizzala!) è emblematica, Mastino è nascosto là dietro alla
batteria e picchia come un matto. Flaco è in grande forma, sale
sulle casse, occhi sgranati, sorriso a 82 denti. La chiusura è una
raffica di inni della madonna: vicini e barbagianni e tori si
scontrano tra loro tra cori sputi e applausi. il pogo è allucinante,
polvere/nebbia da val padana! ‘Sosta’, dinamite pura, fra i giovani
fans è diventato il nuovo inno nazionale soppiantando le vecchie
hit, spreme le ultime gocce di energia. E il concerto finisce con il
Paletta esaltatissimo che si butta basso in mano in mezzo al
pubblico e l’intero Pshyco-stage in delirio.
--> Giovedì.5.Luglio.2001
<--
(Wake up-stage)
Novità su novità quest’anno ad Arezzo. Ai 2 palchi ‘tradizionali’,
il Main-stage (palco principale) serale e lo Psycho-stage (palco
psicotico) pomeridiano, si aggiunge il Wake Up-stage (palco della
sveglia) mattutino. Posizionato nel parchetto subito dietro alla
stazione, in una cornice di alberi e verde tutto sommato piacevole,
ospita i live-act di ulteriori gruppi regionali selezionati più
alcuni gruppi locali. Un totale di 4 gruppi giornalieri, si inizia
(all’alba) alle 10.30 e si finisce intorno alle 13.00. giusto in
tempo per comprare una focaccia ripiena e una birraccia per
combattere l’arsura secca di quest’estate d’inizio millennio…
Adesso sono le 11.30 di giovedì, chiedo venia ai gruppi che si sono
già esibiti, ma dopo una notte passata come è stata passata era
umanamente impossibile raggiungere prima il Wake Up-stage, lo
capirete da voi.
Occhi lucidi e faccia gonfia allora, timbriamo il cartellino e via
si va ad incomincire:
Anais , da quella terra di dolci contrasti qual’è la Liguria.
Morbidi e trasognanti, come dei Madreblu dal retrogusto solo un filo
più aspro. Di certo lievi, quello sì, ed eterei. Praticamente
perfetti per riprendere contatto con la realtà senza eccessivi
traumi.
Proteus 911 , direttamente dalla Calabria. Sono in 3, totalmente
nerovestiti, che fa molto esistenzialista di inizio secolo: rigorosi
e seriosi, post rock a-la-Giardini di mirò, non male, anzi suonato
pure molto molto bene, ma appunto i GDM già esistono… ma forse non è
il caso di stare a sottilizzare più del dovuto o del necessario,
l’ascolto è piacevole, le trame melodiche sono minimali, raffinate e
malinconiche. Alcuni passaggi particolarmente evocativi. E allora
ecco che si finisce per lasciarsi portare in viaggio con piacere…
(Pshyco-stage)
Le Meleagre sono un quartetto romagnolo misto, 2 maschietti e 2
femminucce. Già incontrati un annetto fa sulle pagine di Rockit, con
la recensione di un Ep inconsistente. Da quanto si ha modo di
sentire (e vedere) il tiro viene migliorato rispetto all’Ep in
questione. Qualcuno deve avergli spiegato che fare il cattivo va
meglio. Forse gli eventi, la vita ecco, qualcosa anni luce dalla
plastica bontà. Così quel pop degli esordi viene sporcato e
nevrotizzato da un taglio e un approccio (appunto) più aggressivo e
convinto. E fin qui tutto bene, ma è solo l’inizio. La strada da
fare verso la definizione di una propria individualità, se mi si
consente, è ancora molta. Per ora veleggiano ancora tra pecche e
Prozac e Verdena, nulla di trascendentale.
The Zen , da Pisa, da Pisa capite? Uno oltre alla torre che cazzo si
aspetta da una piccola città come Pisa? E invece. Attenzione
attenzione il miglior gruppo dell’intero Arezzo Wave Festival 2001,
almeno per il sottoscritto. Sono in 3, uno più nerd dell’altro, il
cantate ha gli occhiali con la montatura nera pesante e una lente
rotta per intenderci. Vestiti da dimenticare. Salgono sul palco. E
attaccano. “Questi sono matti”- sorride Karim, io sono in visibilio.
Volete un paragone folle e sghembo quanto la loro musica? Beck che
canta nei Cramps le canzoncine tradizionali folk dell’Idhao o del
Minnesota. Io per questa roba ci strippo, e non sono il solo a
valutare dai vistosi cenni d’assenso di parecchi convenuti. Applausi
a nastro. Battute fra i 3 sbilenchi folk punk rockers sul palco e il
pubblico. Canzoncine killer. Il buonumore sale alle stelle. Di
rigore chiedere il demo una volta scesi dal palco. Ed è proprio il
loro (ma beccatevi anche il titolo!) “About thieves, farmers, tramps
and policemen” che sto ascoltando a casa, adesso, mentre batto
queste parole al computer. Una sorpresa, live e su cd. Se ne
riparlerà quanto prima, nel frattempo voi, se gradite, azionatevi e
contattateli.
Un pubblico già ben disposto accoglie i livornesi, Rayo Hormiga .
Ovvero la versione toscana dei Linea77. Stesso fragore e dispendio
di energie. Stesso impianto scenico coi 2 frontman che si alternano,
sovrastano, sovrappongono. Stessa (se non maggiore) esaltazione e
pienezza di sé. Sì bravi, ecco, in zona hanno anche un loro nutrito
seguito, ma i Linea suonano subito dopo…
Già. I Linea77 spingono di brutto e il polverone sotto il palco è
‘quello delle grandi occasioni’. Qualcuno ancora li liquida come
fotocopie deftonsoniane, mah… di certo la madre degli Invidiosi è
sempre incinta, e anche se fosse, il loro mestiere i 5 ragazzacci
torinesi lo sanno fare bene e con dedizione. Quindi… Probabilmente
l’unica cosa onesta da dire sarebbe: non ti piace il genere? Ok, non
fa nulla, gira lontano e non rompere più di tanto i coglioni perché
il pubblico si sta divertendo di brutto. E anche la mia testa
ondeggia che è un piacere. mentre fa un caldo della madonna e incita
il pubblico “ne volete ancoraaa??? Si o noo??” Il coro dei sì è
compatto e dice tutto. Bravi. Il contrattino con la Earache è
meritatissimo. L’accoppiata ‘Moka’ e ‘Walk like in Egypthians’ è
dinamite pura. Loro non si risparmiano un grammo di energia,
veramente degni della fama che si stanno facendo.
LOVE ZONE (Rave-remix)
La sera. Uno si aspetta che al termine dei live al Main-stage sia
tutto finito, sarebbe anche umano se vogliamo, guardi sul quadrante
dell’orologio ed è la 1, sai com’è… in piedi a sentir concerti dalle
10 del mattino uno magari è giusto un po’ stanchino (x far la rima)…
e invece no. Damir accende il motore della sua Polo
verdescurometallizzato e brum brum si riparte: direzione Parco del
Granello, località Chiavaretto-Anghiari, ovvero Love Zone. Tributo
di arezzowave alla cosiddetta (e in rapide ascesa) ‘club culture’.
Il posto è suggestivo, ti aspetteresti davvero saltare fuori gli
Elfi da un momento all’altro…
(devo smentire in questa sede la voce tendenziosa che vuole in via
di definizione una joint-venture tra elfi e punkabbestia per
conquistare il mondo. Non possiamo certo annoverare tra le fonti
attendibili anche i deliri da sostanze psicotrope, sarebbe
oggettivamente troppo)
… e a parte gli elfi i punkabbestia e i deliri, questa della Love
Zone è una bell’iniziativa. Riproposta dopo il successo di presenze
dello scorso anno, per di più. D’altronde la musica è di ottimo
livello, piacevole intrattenimento per orecchie e cervello, lento
ondeggiare di culi e teste, ultima sgocciolio di energie rimaste a
suon di cut-up piatti testine vinili voci scratch e percussioni. Ti
guardi in giro e vedi che la gente è stanca, visibilmente, ma
gradisce.
Parterre di lusso, fra italiani e stranieri, con un occhio attento
alla ‘spendibilità’ di alcuni nomi della scena pseudorock nostrana.
Leggasi Samuel (Motel Connection) e Boosta dei Subsonica e Rais
degli Almamegretta. Anche se le vere vedette, vengono tutte da al di
là delle Alpi.
Aperta parentesi. Qualcosa di incredibile sono i video che
accompagnano le performance dei djs. Uno spettacolo stratosferico
dei Vj della NZ0$-SUN WU-KUNG. Io ci strippo e il desiderio di
emulazione che mi sale dentro vale più di tutti gli applausi che
potrei fare. Chiusa parentesi.
La Love Zone è divisa in due aree, zona blu e zona rossa. Diciamo un
‘palco’ per live-act da farsi i seghini mentali e un ‘floor’ su cui
ballare senza troppe balle. Ottima scelta, così uno può fare tutto
ciò che gli va. Anche sedersi su una panca ed ascoltare il silenzio.
Un appunto.
C’è da farsi un bel viaggetto in macchina x raggiungere la
fantomatica Loc. Chiaretto in questione. Mica roba da poco, minimo
un venti minuti a regolare velocità di crociera da quel di Arezzo
Centro. Strade presidiate da pattuglie su pattuglie della polizia.
Controlli a tappeto e prove del palloncino come se piovessero. E hai
un bel pubblicizzare “Lasciati guidare dal buon senso - Ministero
delle infrastrutture e dei trasporti”, se organizzi una cosa del
genere ad anni luce di distanza dal campeggio o comunque dalla
cittadina come puoi pretendere che ci arrivino i giovani spettatori?
A piedi stile pellegrini? Coi pattini? Non devono bere un goccio
tutta sera (con ‘sto caldo) perché poi c’è da andare lassù, lassù
sui monti a danzar… ? Meditate gente, meditate. Cercasi valide
alternative alla via crucis di tornanti e ritiri di patenti.
Ad esempio occupare i campi tra il campeggio e lo stadio potrebbe
essere una soluzione praticabile.
E qualcuno quest’anno già provvede: Illegal Rave Party On The Air
All Saturday Night. Oh yez! Sotto un cielo nero vinile senza
sbavature di stelle. Come dire, intatto. 3 camper, 3 sound system:
Roma-Hardcore, Milano-Goa, Cuneo-Jungle. Bottiglie d’acqua,
caramelle e gambe che si muovono. Una figata. Non me lo farò certo
ripetere. Mi connetterò all’istante sulle frequenze velocissime di
Cuneo e lì mi lascerò sciogliere i nervi. Al ritmo forsennato di
150bpm. Mentre nessuna luna in cielo rovinerà la festa con le sue
promesse bugiarde. E io divento sasso che balla, terra nella terra,
scossa tellurica di un terremoto inarrestabile e continuo. Fino alle
prime luci dell’alba. E il respiro del mondo è qualcosa che vedi
disegnato nell’aria…
--> Venerdì.6.Luglio.2001
<--
(Wake up-stage)
Sono le 11.30 quando sul Wake Up Stage salgono gli amici aostani
Femme Publique : attitudine indie e approccio lo-fi, echi dei
Pavement meno schizzati. Tutto bene. Situazione live: il cantato di
Andrey deve acquistare maggiore sicurezza, non riesce ad
entusiasmare pienamente. Certo cantare a quest’ora del mattino non
dev’essere facile, ma non vanno cercate scuse ragazzi. Anche perché
la parte strumentale fa il suo onesto lavoro e il risultato
d’insieme raggiunge certamente la piena sufficienza. Possono e
devono crescere, quello sì. Su cd scopro infatti essere tutt’altro
discorso. Rilassati e concentrati i 4 aostani sanno disegnare trame
oblique dall’indubbio fascino. Alcune carte da giocare ci sono.
Suonare e suonare, fino alla fine. Il resto (semmai) verrà da sé.
Iniziano che sembrano le Hole, continuano come i Pearl Jam, poi
finiscono dalle parti dei Soundgarden. Trust No1 , dal Friuli. Molto
molto brava la cantante. Bella voce e quel misto lì di grinta e
dolcezza che è un retaggio tipicamente grunge, come direbbero alcuni
critici che hanno studiato. Tutto cantato in inglese, forse in
ritardo di qualche anno nell’inesorabile (?) tabella di marcia
dell’evoluzione del rock ma chi se ne frega. Il suono è corposo, la
frontman spacca. Forse gli altri 4 maschietti sono un po’ troppo
impalati, fissi lì sui loro strumenti, ma il risultato d’insieme è
tutt’altro che da buttare. Convincenti.
Dove proprio non ci siamo è con i Duende , dalla lontanissima
Sardegna. Hard rock ad impianto classico, a dirla tutta molto molto
“vecchio” secondo i canoni di cui sopra. Capaci sugli strumenti ma
nulla di più. Perplessità sul frontman: o ha 35 anni portati
benissimo e allora beh, diciamo che nonostante l’età non ha maturato
un’esperienza da palco significativa, o di anni invece ne ha 18
portati malissimo e quindi gli si perdona quella malagrazia nel
porsi. Le vie di mezzo non sono concesse. E allora bocciati senza
appello.
(Pshyco-stage)
Davide de Gregorio, selezione Umbria, cantautore. Di una
inconsistenza che assopisce. Certo gradevole e propizio per la
pennichella post-pranzo. Vorrebbe essere qualcosa tipo Max Gazzè?
Titoli come “prima volta”, “seta”, “amore in do” parlano da soli.
Abbassate un attimo il volume grazie. Anzi tiratelo giù del tutto.
La gente applaude. Ma come al solito, alla domanda “la gente è?”, la
risposta è una sola: “pazza!”
Sono in 6, hanno un nome da programma di gestione: 2.0, vengono dal
piemonte (ma vengono tutti dal piemonte quest’anno i gruppi???).
Musicalmente influenzati dagli anni ’80 meno sperimentali, con tanto
di cantante (bravina) vestita con una certa eleganza vintage.
Propongono un liveset dai volumi totalmente sballati e suono
pressoché sfilacciato. Il risultato è sintetico e noioso. Si
pigliano un 5 e mezzo (giusto per l’impegno) e in fretta ci
salutano.
Quando non sai se è cabaret, finzione o dura realtà dei fatti, per
intenderci quando senti strofe del genere: “mentre nutrivi la mia
radice spirituale…”, oppure canzoni annunciate con frasi del tipo:
“prendete l’esistenza e succhiate forte” e ancora “questa si
intitola opera 11, perché è l’undicesima canzone che abbiamo
scritto” e ancora “calibrate bene la mira del vostro libero
arbitrio”. Quando non sai se ridere o piangere, per intenderci.
Decidi per la prima variante allora, ridere a squarciagola, che la
vita sa anche essere bella, alle volte (poche), con una sua feroce
ironia, ma bella. E allora ridi e appoggi il taccuino che di musica
proprio non è il caso di parlarne. Già. Con questi F-male croix ,
che arrivano da Palermo e Catania, a giudicare in alcune movenze
teatrali della cantante è parecchia vicina. Con il loro classico
funky rock ultranoioso, tipicamente cover-derivato, con quegli
arrangiamenti schifosi per raccimolare una data in più in qualche
sfigato locale a cui l’ingresso è riservato solo a un pubblico ad
alto tasso di cerume nelle orecchie… no no no, non è il caso di
spenderci altre parole… basta così.
Ma poi si continua sulla stessa linea, con la sosia sfigata di
Mietta con tanto di chitarrona acustica più grande di lei: Valentina
Gravili . Il supplizio è pressoché interminabile. Anche se, ad onore
di cronaca, è giusto riportare che durante l’esibizione della
sig.ina Gravili si verifica uno strano fenomeno per cui il
sottopalco lentamente si affolla. I maligni dicono “per vederle
meglio le tette”. Il che è plausibile visto che a musica siamo a
zero mentre a misura di reggiseno saremo su una terza abbondante…
Pomeriggio da dimenticare, siamo sui livelli rasoterra dell’edizione
dell’anno scorso… poi x fortuna sul palco salgono Toffolo&Co, ovvero
quei 3 Allegri Ragazzi Morti da quel di Pordenone, che sono una
sorta di band-fumetto molto prima dei Gorillaz. A me son sempre
piaciuti parecchio. Li trovo lucidissimi nella loro semplicità:
“Difendo la mia immagine, la sua riproduzione, io sono la memoria,
il resto è un’opinione”
Partono un po’ in sordina, legati forse da un periodo di inattività
concertistica prolungato oltre il dovuto (sono stati in studio x
incidere il disco nuovo che uscirà a settembre, qualcuno dice essere
una bomba…). Ma il pubblico è comprensivo, li aspetta, è qui per
loro d’altronde e quindi il ‘regolamentare’ polverone da pogo sotto
il palco non tarda ad alzarsi. Così ‘Occhi Bassi’ è accolta da un
boato, ‘Dimmi’ ovvero la cover italianizzata di ‘Ask’ degli Smiths
fa cantare un po’ tutti (a me fa piangere dal bello e mi mette come
sempre di buonumore), idem dicasi per ‘Batteri’ dal loro cd
d’esordio: “mi mancano i batteri della tua bocca/ mi mancano i
batteri e non mi baci più/se resto qualche giorno senza scambio di
saliva, sto male! Sto malee!!!”. Spettacolo lieve e divertente, puro
teen’n’roll della serie “non saremo mai come voi, siamo diversi!”.
Bello. Il concerto si chiude con Toffolo vestito da topo di peluche
gigante che strimpella 2 canzoncine tratte dall’Ep ‘Il principe in
bicicletta’ e lascia tutti con un retrogusto amarognolo in bocca
ripetendo più e più volte quella che se vai a vedere è anche una
triste verità: “la vita è cattiva ma non l’ho inventata io. Per
questo concerto è finito”.
“la vita è cattiva ma non l’ho inventata io”
“la vita è cattiva ma non l’ho inventata io”
Oh yess.
--> Sabato.7.Luglio.2001
<--
(Wake up-stage)
Grido de rua: ska band aretina. Come da copione, come tutte le
migliaia di ska-band, sono giovani-leggeri-divertenti-e insieme
triturapalle o scassamaroni, che dir si voglia. Cattocomunismo
infarcito dei soliti luoghi comuni nei testi, chitarre in levare,
fiato alle trombe e stop. I loro amici applaudono, essere dei locals
serve anche a questo.
Rigoroso rocksteady per i Mr Steady Dudes, da Torino (maddai…).
Sezione fiati degna di nota, anche qui gli amici convenuti sotto il
palco a ballare, un filo di spensieratezza che non guasta mai, il
resto del pubblico svaccato ad occhi chiusi che tenta un minimo di
recupero dalla nottata… ma Nick Cave qualcosa se l’è portato via
ieri notte, e non solo il respiro. Si sente, forse è la stanchezza
che comincia ad essere palpabile, forse è il presagio di ciò che
verrà. Chissà. Come i 9(!) torinesi avevano iniziato, così
finiscono.
Quando tocca agli Serif’s, attesissimo complessino lodigiano già
ampiamente elogiato dal sottoscritto sulle pagine di Rockit, ai
ballerini già in piedi per il gruppo precedente se ne aggiungono
altri. E altri ancora. Inutile, i ragazzi sono trascinanti, vincono
su stanchezza e fame. Le loro fascinose ballate folk-dark ti vengono
a prendere. E uno a uno seducono gli spettatori presenti. Una
valanga di applausi (i più applauditi in assoluto al Wake Up
Stage?)… e il contesto è quello che è se vogliamo…ma ve li
immaginate se avessero suonato a notte fonda fra i vicoli bui del
centro storico? Ho i brividi…
Chiudono la mattinata gli AR.CA.DIA, da Matera: hard rock
progressive stantio come una torta di lamponi vecchia di secoli. Non
classificabili.
(Pshyco-stage)
Dici Safyllè e dici ‘sound napoletano’, se così si può definire.
molto melodico, sulla scia dei 24grana meno selvaggi. Un cantato
femminile che quando non eccede in ‘ozulismi (ovvero cantati alla
luca o’zulu persico dei 99posse) ci sta anche bene. Certo se
parlasse di meno fra un brano e l’altro e cantasse di più, sarebbe
ancora meglio. Una menzione speciale per il violino, oltre che
suonato con indubbia capacità, trova modo di inserirsi nell’economia
totale del gruppo con grazia e personalità. Il risultato d’insieme è
un 6 e mezzo che di questi tempi sembra valere come oro.
Con i Malcondita, milanesi adottivi, invece proprio non ci siamo.
Snocciolano musica priva di qualsiasi identità, solita noia da cover
band non uscita dalla fase arrangiamento funky. Grinta e impegno
della frontman, ma per il resto… la gente applaude, boh… davvero
nulla di più e troppo di meno.
Il pomeriggio è caldo e afoso e sta andando a chiudersi. Si vede che
sono svogliato vero?
Lo so.
I Mau Mau me li vedo nella maniera più distratta possibile. Chiedo
venia. Posso solo dire che c’era tanta gente e molti ballavano. Il
clima disteso. Parecchi gli applausi. Io con la testa da tutt’altra
parte. Nemmeno una briciola di fumo da scaldare…
--> Domenica.8.Luglio.2001
<--
(Wake up-stage)
One of These Days , aretini d.o.c., perfetti per la calda malinconia
dell’addio. Atmosfera sospesa /pensarti ad anni luce di distanza/ Il
suono quando si infittisce è corposo. Anche se la tendenza è
dilatare i momenti il più possibile, derive psichedeliche. Li trovo
sublimi, a tratti. Tengono il palco con una sorta di autorità, da
navigati padroni di casa. Applausi. Due piccoli appunti: il cantante
nascosto dietro alle tastiere non è una scelta particolarmente
azzeccata a livello di impatto scenico, lo stesso dicasi per il
look, un po’ più di attenzione non guasterebbe. Per il resto
applausi ben scanditi anche da parte dell’inviato speciale di Rockit
(e un invito a comprare il loro cd ‘November 6th’, che è per certi
versi struggente)
La voce di Massimo è sempre molto bella e lui, oltre ad essere un
amico, è carismatico di brutto (il Jeff Buckley de Roma…). I Punch&Judy
quindi. Certo si sta parlando di loro. Un terzetto capitolino
giovane e promettente. Approccio indie all’intera faccenda. Inutile,
a Rockit li adoriamo e anche su questo palco mattutino hanno modo di
farsi valere e mostrare le loro indubbie capacità. Bravi, applausi.
Live-set breve ma incisivo.
I Mano-vega , anch’essi da Roma, vincitori della selezione x la
regione Lazio, sono invece piuttosto Noiosetti. Progressive
industrial filo-CCCP (ed è un paragone come un complimento non del
tutto meritato) che lascia pressoché indifferenti. Con loro vale più
che mai “la regola dell’amico” ovvero: tanti amici al seguito, tanti
applausi. Nient’altro.
Nuvole nel cielo a muoversi veloci e sole che quando salta fuori
picchia duro sui nervi, la musica dei Drunken Butterfly è così.
Vengono dalle Marche, sono in 3, di certo nei loro scaffali hanno
dischi di Mogwai e Ulan Bator, un po’ troppo kuntziani nei testi ma
son giovani e cresceranno. Suonano un noisy-pop con il cantato in
italiano ben fatto e arrangiato. Cosa chiedere di più? Piacevole
chiusura, per il sottoscritto, dell’intera manifestazione…
TIRANDO LE SOMME (MA NON I REMI IN BARCA).
Sul treno delle 14.30. Direzione Milano, si torna a casa.
“Stanchi e appagati”- è il caso di dirlo. Per quanto banale sia.
Viaggio con Matteo Remitti, fedele collaboratore di Rockit e in
questi ultimi giorni anche ospitale e paziente condivisore di
momenti. I punti di discussione sono parecchi e si rigenerano
binario dopo binario, così si ciacola come 2 vecchie comari, senza
il minimo ritegno per gli assonnati compagni di scompartimento...
Deformazione professionale (che non ho): partiamo da un giudizio
complessivo sui gruppi che hanno suonato. Nel complesso migliori
rispetto all’edizione (terrificante) dell’anno scorso. Se a freddo
dovessi sceglierne 3 lotto pescherei: The Zen, Serif’s e Proteus 911
(e in seconda battuta gli Anais, One of these days e Punch&Judy…).
Tra gli altri. Parecchi gruppi mostrano la corda negli arrangiamenti
funesti da cover band e nella mancanza pressochè assoluta di spunti
e influenze (ma non li ascoltate i dischi che escono? Non vi
documentate? È come voler fare lo scrittore senza mai leggere un
libro! Assurdo). Lo stesso discorso vale anche per quei gruppi
‘fuori tempo massimo’ come proposta musicale (ma non vi siete
accorti che siamo nel 2001? Che dopo i Led Zeppelin comunque le cose
sono andate giusto un po’ avanti?). Ci sono gruppi che hanno invece
dalla loro (croce&delizia) il limite dell’età, penso ai Drunken
Butterfly, ad esempio, che se non mollano e continuano a spingere su
quella linea le loro carte da giocarsi potrebbero pure averle…
Ok, smessi i panni del compilatore di bigini rimettiamo quelli del
narratore e procediamo.
Quest’edizione di Arezzo Wave 2001 ha avuto anche, ve ne sarete
accorti, parecchi spunti interessanti e momenti di novità assoluta.
Su tutti l’introduzione del Wake Up-stage. Ovvero un ulteriore palco
per allargare la proposta (e il numero di band selezionate). Palco,
ricordiamolo che è cosa buona e giusta, sponsorizzato dalla
Compost-Doc (un esperimento a riduzione d’impatto ambientale della
neonata cooperativa Fabbrica del Sole). Non mi dilungo a spiegare
nei dettagli tutto quanto, vi rimando all’esauriente sito internet
(www.lafabbricadelsole.org), solo un estratto significativo che
dovrebbe far riflettere “…composto da giovani di età tra i 25 e i 30
anni; è animato dall’amore per la propria città e mette l’uomo al
centro di una serie di idee e progetti concreti…”. Provate a
contattarli e fatevi spiegare, secondo me ne vale la pena, hanno
idee e proposte tangibili x migliorare questo triste mondo malato,
mica solo parole e parole e parole… in più è sempre ai ragazzi della
FdS che si deve il cd Wake Up Compilation 2001, ovvero la raccolta
(un brano a testa) x ognuna delle 19 band che si sono esibite.
Davvero carino (come regalo fa un figurone! Per un certo periodo è
stato anche ambitissimo status-symbol… ).
Un pensiero: ma chissà com’è venuta fuori l’idea del Wake Up-stage…Qualcuno
si sarà detto “ma perché limitarsi? Esageriamo! Esageriamo! Musica
dappertutto a qualsiasi ora del giorno e della notte! Arezzo
Cittadella della Musica!”. Sarà andata così? Beh poco importa,
quello che conta è il risultato no?
Ecco. Risultato, personalmente, ben sopra le aspettative. Sia per i
gruppi che si sono esibiti (di gran lunga migliori, a parte gli
ospiti, di quelli dello Psycho-stage. E anche su questo ci andrebbe
fatto un pensierino…), sia a livello di risposta di pubblico.
Ragazzi stiamo parlando di concerti che iniziavano alle 10 e mezza
del mattino… con la gente che raramente prima delle 4 della sera
precedente chiudeva gli occhietti… roba da aspettarsi sì e no 3
gatti esaltati e 4 amici della band… beh, invece il praticello
sottopalco, specialmente ai bordi dove l’ombra degli alberi era più
fresca e convinta, non faticava a riempirsi con una certa celerità.
Gente attenta poi! Esatto! E questo è un secondo punto di novità.
Posso dirlo quasi con certezza, col senno di poi, dall’alto della
mia quinquennale esperienza ad arezzowave: quest’anno c’è stato il
pubblico più attento e coinvolto a memoria di fiz. Davvero. Gente
curiosa, programma alla mano, impegnata a fare commenti e paragoni
(oltre che a rollare i soliti pezzi di carta farciti e fumanti, ma
quelli li metti in conto fin da subito no?). Tanti, giovani e
giovanissimi, maschi e femmine indistintamente. Poi quelli a cui
dell’intera manifestazione frega poco o niente beh quelli rimangono,
altroché. Sempre più numerosi anche loro. A proposito, per favore
Signori Organizzatori, sui vari volantini e manifesti l’anno
prossimo non chiamatelo più Campeggio Gratuito ma Raduno Nazionale
dei Punkabbestia (scrivetelo, che le cose vanno chiamate con il loro
nome, che le parole sono importanti…), che al ‘campeggio’ sta la
maggior parte della gente a cui se vai a controllare non gliene
frega un emerito cazzo dei 1000 concerti organizzati. Certo nulla da
ridire. Ci ho piantato la mia tenda anch’io x 5 anni, ma dubito che
l’anno prossimo lo rifarò. Da elemento di colore, in cui tanti
colori messi vicini formavano uno splendido arcobaleno in cui era
bello confondersi, si è arrivati con gli anni a un miscuglio di
colori talmente stanco e indefinito che dà come risultato una
poltiglia maleodorante nerastra e repellente. Ovvero: come buttare
nel cesso una possibilità.
Ma torniamo alla gente attenta/“bisogna essere attenti per essere
padroni di se stessi occorre essere attenti”/ un altro punto
piacevole, ma oltremodo imbarazzante: Rockit sta diventando sempre
più conosciuta. Karim a parte (e già come esempio potrebbe e
dovrebbe bastare), la lista di coloro i quali per un motivo o per
l’altro nel corso di questi 5 giorni ‘riconoscono’ letteralmente il
sottoscritto sono parecchi. Su tutti Emiliano Colasanti. Invasato e
simpaticissimo clone romano di Frankie Hi Nrg col capello lungo,
anch’esso romano, che appena mi vede fanza in mano il primo giorno
allo Psycho-stage mi assale al grido di “Ahhh!! Rockit!! ne voglio
una copia anch’io!! Ma dove si prende? Sei tu di Rockit??” e via
dicendo… ah, x la cronaca, Emiliano è stato prontamente assunto
nella grande famiglia Rockit (per la dedizione, la passione e la
preparazione musicale dimostrata). Altro acquisto Gaetano Lo Magro,
siciliano, meno irruento di Emiliano ma altrettanto ‘pigliato bene’.
(senza contare i tanti gruppi all’Aperitivo Rock che mi hanno
lasciato il demo…)
Chiudo con una lamentela/denuncia all’Organizzazione:
All’area ristoro della Love-Zone, vendere una bottiglia d’acqua da
1,5L a 4000£ è, oltre che un furto, anche un insulto ai bisogni
primari dell’uomo, con l’aggravante di tentato omicidio ci aggiungo
io. Dopo tutte le campagne di sensibilizzazione e consapevolezza
contro le Nuove Droghe, in piena zona calda, a fine giornata per di
più, quando il tuo corpo è già di per sé ridotto al minimo di
liquidi, NEGARE (perché in pratica è negare l’acqua imponendo un
dazio così alto) la possibilità di preservarsi da spiacevoli
inconvenienti è, lo ripeto, una mancanza gravissima. (sia detto solo
tra parentesi che solitamente nei rave organizzati l’acqua è
distribuita GRATIS)
Che poi è la stessa cosa, altrettanto grave, successa al
sottoscritto in un’altra occasione: venerdì sera, dentro allo
stadio, finito il concerto di Nick Cave, letteralmente in estasi,
gola prosciugata, cuore in fiamme, sto morendo di sete, non ho più
un soldo in tasca, vado all’AMBULANZA, chiedo “ciao, avreste un
goccio d’acqua?”, quelli mi rispondono “non siamo mica il bar”.
Ora, ma si può essere più deficienti???? Se vengo all’ambulanza ci
sarà un motivo no??
E se ero in disidratazione da ecstasy? Se stavo collassando per un
qualche fottuto motivo?
Cazzi miei? Eh? Brutte teste di cazzo. Rispondete: cazzi miei? E’
così che fate il vostro lavoro del cazzo?
Torna il discorso di cui sopra.
E’ l’Acqua il petrolio del prossimo millennio. Tenetelo bene a mente
mentre buttate via milioni in acque minerali addizionate al piombo,
perché dai rubinetti vi hanno fatto credere che non si può più bere
(e la cosa peggiore è che a volte è davvero così ma nessuno dice
niente, paga la propria tassa sull’acqua potabile e poi riempie il
frigo della marca d’acqua minerale che fa lo spot più convincente) .
Una pazzia -bottiglie di plastica e imballaggi e camion per i
trasporti- che pagheremo quando il Ristorante Mondo chiuderà i
battenti e porterà il conto. Senza più la possibilità di lamentela
alcuna.
OUT
Questo è quanto.
Quello che stavate aspettando e insieme quello che non vi
aspettavate.
(e molte più cose ben più sorprendenti le trovate nel racconto
completo che potete scaricare qui…)
Ora sta a voi.
Io sono già da un’altra parte.
Lontano.
Ci si vede fuori.
(sempre che un ‘fuori’ possa ancora esistere)
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