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Linea 77, il futuro del metal. Siamo sicuri che sarà la definizione
più ricorrente dopo che il mondo avrà messo le mani (e le orecchie,
soprattutto) su “Numb”, il terzo album della band torinese. Noi non
vorremmo toglierci dal coro, per carità! Anzi, vorremmo proprio
sottolineare che questo disco rappresenta la sintesi di quello che è
stato fatto sinora nel campo della musica tosta, detta anche ‘hard’.
In più, Emo, Nitto, Chinaski, Dade e Tokio, hanno dalla loro quello
che qualsiasi altro gruppo del carrozzone dei metalloni se lo sogna:
una grande e invidiabilissima ironia. I più attenti lettori di
mtv.it, saltellando per le pagine del sito, sapranno già il nostro
pensiero su (parte di) “Numb”, visto che siamo andati a trovare i
Linea 77 nello studio di Senigallia dove stavano lavorando per
dargli la forma definitiva. Giacché c’eravamo, abbiamo scambiato
qualche parola con quattro/quinti dei Linea, lasciando Tokio nelle
mani di Haggins Offal (il produttore), di modo che sistemasse alcuni
passaggi dei suoi tamburi. Ecco cosa ne è venuto fuori…
Cominciamo da una cosa assai originale: il titolo!
Dade:
Siamo diventati più seri!
Chinaski:
“Numb” - fondamentalmente, da un punto di vita letterale - significa
‘intorpidito’. Noi abbiamo scelto di intitolarlo così dopo decine di
ore spese in brain storming con i nomi più improbabili, venuti fuori
sopratutto da lui! (indicando Nitto). ‘Intorpidito’ l’abbiamo scelto
perché, al di là dalla bellezza della parola - perché di per sé è
una parola bella, ben scritta e un insieme di lettere...non
so…secondo me è una immagine molto bella! - c’è un significato
duplice: ci sentiamo intorpiditi noi, perché comunque è un anno e
mezzo, quasi due anni che siamo non dico assenti dalle scene, però
non più presenti come in precedenza. Questo è stato il frutto di una
scelta per rinchiuderci e poterci concentrare il più possibile nella
realizzazione del disco. E poi, oltre a questo nostro intorpidimento
che persiste tutt’ora, ci sembra che il mondo sia intorpidito.
Quindi non abbiamo trovato nulla di più appropriato a descrivere
entrambe le situazioni, che per quanto diverse possono avere questa
cosa in comune. Anche se noi siamo intorpiditi per altre cose: sulla
guerra abbiamo delle idee molto chiare.
Come sono cambiati i Linea 77 a 10 anni dalla nascita?
Emo: Porco Giuda, che domandone!
Dade: Siamo cambiati in tanti modi, veramente tantissimi! Ma la cosa
importante è che siamo cambiati...abbiamo cercato di cambiare
insieme, nel senso che ci siamo richiusi nella nostra saletta e
abbiamo passato una specie di periodo di isolamento. Siamo cambiati
indubbiamente, siamo un po’ più grandi di quando è uscito “Ketchup
Suicide” tre anni fa. Personalmente, sentiamo la differenza, e siamo
contenti di sentirla. Non è stata una cosa ricercata, l’ho già detto
in altre sedi, tutto è venuto perché è arrivato, ci ha travolto:
abbiamo composto le canzoni senza pensare a nessun tipo di...sinceramente,
non siamo stati tanto a guardare che cosa ci dicevano i nostri fan
tramite il nostro sito...sai, hai comunque un feedback...! Abbiamo
dato libero sfogo a quelli che sono i nostri veri gusti personali,
che sono decisamente più ampi di quanto siamo sempre sembrati sia
alla stampa che ai fan. Adesso, i Linea 77 sono sempre loro stessi:
sono giocosi, rabbiosi, divertenti, incazzati, tristi, sono un po’
tutto quello che siamo noi e quello che siamo stati noi in questi
anni.
Nitto: Una cosa che è venuta fuori, sopratutto in questo disco,
almeno che sento io particolarmente, è che i gusti personali di
ognuno di noi sono stati proprio messi alla luce: in ogni traccia si
sente che c’è qualcosa che si avvicina più a uno o più all’altro!
Quindi, è stato bello riuscire a unire le cose in modo che
funzionasse tutto.
Chinaski: Penso che la parte più dura sulla quale abbiamo dovuto
lavorare, sia stata proprio il riuscire a non autolimitarci, perché
poi in un certo senso, forse inconsapevolmente, abbiamo sempre
cercato di uniformare il suono. Questa volta ci siamo sentiti più
liberi, anzi ci siamo imposti, e ci è voluto del tempo, non è stata
una cosa immediata, di far fluire tutto quello che compone il nostro
background musicale. Quindi, chessò, io per esempio sono un
estimatore del surf strumentale degli anni ‘50, come anche lui
[indicando Dade], in alcuni pezzi ci sono dei riferimenti specifici
a questo tipo di cose. In altri, c’è la musica elettronica degli
anni ‘80...però - tendenzialmente - l’obiettivo è stato quello di
riuscire a non porsi dei limiti.
Quanto ha contribuito Haggins Offal a mettere tutte queste cose
insieme?
Dade: Abbiamo composto questo disco in un anno e mezzo, e riuscire a
chiudere tutto quanto in un mese in studio è stato veramente
difficile! Lo è ancora adesso: abbiamo appena finito le
registrazioni e dobbiamo ancora iniziare il mixaggio. Quindi,
probabilmente, quello in cui lui potrà entrare è proprio nei giorni
che verranno! Noi ci siamo trovati a parlare di suoni, e ci ha dato
una mano enorme a capire determinate cose sia dal punto di vista
vocale che musicale, per cui ci siamo parecchio divertiti! Ci ha
filtrato delle voci su degli amplificatori piccolissimi, tutti
completamente distorti, suonava il basso con le batterie
completamente scariche...ci siamo divertiti a sperimentare parecchie
cose, e fino ad ora è stato decisamente figo lavorare con lui: è una
persona che stimiamo al massimo! Poi nei prossimi giorni, magari ci
rovina tutto il disco...[ridono tutti]
Chinaski: Credo che comunque la cosa migliore di Haggis, sia proprio
il fatto che - per storia personale sua - proviene da situazioni
musicali in qualche modo lontane da quelle che era il nostro
passato. Quello che noi cercavamo, era proprio qualcuno al di fuori
della cosiddetta scena Nu-Metal, nella quale siamo abbastanza stufi
di venire a tutti i costi inseriti. Lui, da questo punto di vista, è
un personaggio molto eclettico, perché è un appassionato di
elettronica, suona praticamente tutti gli strumenti possibili e
immaginabili e fa il fonico per un gruppo come gli Ozric Tentacles,
che è un gruppo che rock strumentale psichedelico degli anni ‘70
super free! Questo, almeno per quel che mi riguarda, è stato
decisivo nel dire di sì a lui, perché comunque le opzioni in gioco
erano altre, ce n’erano diverse, fra cui anche un produttore
cosiddetto di grido, per lo meno un nome abbastanza rinomato, che
non voglio fare perché è stato uno stronzo...
Dade: ‘Fanculo gli americani!
Chinaski: ‘Fanculo, ‘fanculo, ‘fanculo...però alla fine, tutto
sommato, lui - anche da un punto di vista umano - si è rivelato una
sorpresa piacevolissima, perché è un personaggio pacato ma allo
stesso tempo capace di uno humor irresistibile, è uno che ti fa
buttare per terra dal ridere con due parole. L’intera situazione,
sia da un punto di vista prettamente artistico e tecnico che da un
punto di vista umano, che è altrettanto importante quando registri,
è stata davvero ottimale.
Tre album, tre produzioni totalmente diverse: quella in proprio del
debutto, quella di Dave Chang per “Ketchup Suicide”, e ora Offal.
Differenze notate tra questi due personaggi?
Nitto:
Abissi! Abissi, perché Dave Chang è un grandissimo
conoscitore delle macchine che usa e che ha in studio, e quindi se
tu gli dici ‘Ma, perché non proviamo a fare quel suono?’, lui lo fa.
Ma non è la persona che dice ‘Voglio provare a fare questo suono e
voglio sentire com’è’, non è un personaggio molto propositivo. Lo è
stato molto di più Haggins, che ha fatto degli esperimenti col
suono, prendendo il suono da altre stanze: magari la batteria la
faceva suonare dall’altra stanza...
Dade: Secondo me, è una questione di esperienza. Uno, a parte essere
un po’ più vecchiotto dell’altro, è proprio più dentro alla
produzione, ha già prodotto altre cose, ha la sua esperienza, ha
testato un casino di gruppi diversi, vari generi musicali. Poi è una
persona che, a differenza di Dave Chang, è un po’ più
[gesto]...nonostante sia inglese...
Chinaski: No, lui è scozzese: attenzione che si offende!!!
Dade: ...e comunque sono più freddi di noi italiani, noi siamo dei casinari pazzeschi, loro sono più professionali. È un po’ più
rilassante, Dave Chang invece era proprio otto di mattina, otto di
sera, tutti a nanna, poi tornare! Gli abbiamo proprio detto ‘Noi
vogliamo usare degli additivi, andare avanti per ore e ore e stare
un po’ tranquilli!’. Prenderla un po’ con calma, insomma…
Chinaski: Chang è un grande tecnico, fondamentalmente...
Emo: Per come l’abbiamo conosciuto noi...
Dade: ....ma poi è la prima volta che registriamo in una casa e
dormiamo dove registriamo. Quindi sono 20 giorni che non vediamo più
un cazzo del resto, siamo rinchiusi lì e alla fine c’è solo la tv
che ti distrae un po’, e qualche giornale porno…
Emo: Tipo la casa del ‘Grande Fratello’: guardiamo il ‘Grande
Fratello’, entriamo in loop e poi non usciamo più!
Chinaski: Abbiamo fatto anche un confessionale nel cesso…
A proposito, com’è vivere un’esperienza del genere dal punto di
vista sia professionale che umano?
Nitto: La cosa più bella di questa esperienza, secondo me è stato
proprio il fatto di estraniarsi da qualsiasi altra cosa, dal mondo
esterno, cercare di concentrarsi e di far venire fuori le cose.
Concentrarsi, soli nello studio, stare lì sempre insieme e uscendo
solo a prendersi delle boccate d’aria...
Dade: La composizione del disco - per quanto fossimo in città,
quindi alla sera tornavano a casa alle nostre vite - comunque
l’abbiamo fatta nello scantinato che è la nostra saletta...
Nitto: ...in alcuni pezzi la claustrofobia viene fuori parecchio!
Dade:
La claustrofobia dell’essere sotto terra, di essere tutti lì,
starci ore e ore, il fumo delle sigare……tte! Mah, io alla fine non
ho sentito questa differenza!
Chinaski: Ma quello che diceva lui [Nitto] è diverso. Lui diceva che
anche se noi siamo stati rinchiusi nella saletta, però era un
ambiente tutto sommato urbano: quando uscivamo dalla nostra saletta
ai docks vedevamo i topi, i tossici per strada e il degrado tipico
di Torino, che tutto sommato è forse una delle più grandi fonti
d’ispirazione che abbiamo...
Dade: ...a parte la mia ragazza, io personalmente...
Chinaski: ...però...secondo me, dal punto di vista della natura
circostante, l’estrema tranquillità che è in forte contrasto con
quello che facciamo, è stato un elemento catartico, è stato quello
che ci ha fatto tirar fuori il meglio! Non soltanto per
l’isolamento, che avevamo anche a Torino, però qua, la tranquillità
attorno permette veramente di approfondire, di scavare il più
possibile sia nelle relazioni interpersonali che nella fattura dei
pezzi.
Offal è conosciuto per aver fatto parte dei Senser, che – a un certo
punto della storia del metal e dell’elettronica – sono apparsi come
una sorta di mosca bianca. Insomma, un po’ come potrebbero apparire
i Linea 77 del 2003 rispetto a quello che li circonda…
Chinaski: Quello che ha detto Haggis parlando del disco, da un punto
di vista musicale, è una delle cose che mi è piaciuta di più. Dopo
che ci siamo trovati i primi giorni, abbiamo fatto un sacco di
ascolti proprio per entrare nel merito dei pezzi e discutere su come
affrontare la preparazione dell’album, lui ha detto - e in questo
dicendolo era anche un poco spaventato, perché non avevamo molto
tempo per farlo -: ‘È come se fossero stati messi nel frullatore 30
anni di musica!’ Quello che viene fuori sono i Linea 77 di adesso.
Ecco, probabilmente da un punto di vista musicale, è questo. Ormai,
diciamocelo chiaro: basta con queste pippe delle influenze, le non
influenze, chi copia e chi non copia...chiunque suona, chiunque
produca arte - anche se non lo ammetterà mai - è stato influenzato
da qualcosa. Che sia Pippo Baudo o che sia Rembrandt, è impensabile
che la mente di un soggetto umano sia talmente limpida e pulita da
non subire influenze esterne. Da qual punto di vista lì, secondo me
il discorso sarebbe da ribaltare: bisogna avere il coraggio di dire
‘Tutto quello che faccio è influenzato da quello che mi circonda!’.
Difficilmente saranno i Linkin’ Park, perché ci fan cacare. Ci
sentiamo lontani non solo da un punto di vista musicale, ma anche da
un punto di vista attitudinale...
Dade: a parte i remix...
Chinaski: ...che però non è roba loro!
Dade: ...e neanche nostra!!! [RIDONO]
Chinaski:
...però, tutto sommato per l’idea che portano in giro del
gruppo, io mi sento distante anni luce!
Dade: La definizione più scontata e banale, secondo me, sarebbe
‘Musicisti: gente che vuole, che sogno di vivere facendo musica’.
Per noi è un sogno poter vivere facendo musica, suonando. Io ogni
giorno mi sveglio e dico ‘Cazzo che figata!!!’ Penso se ero da
un’altra parte! Questo voglio fare nella vita: non c’è cazzo! Ci
stiamo provando!
Chinaski: Ma infatti, da un punto di vista musicale, al di là dal
sentirsi fortunati perché è una cosa che ovviamente nessuno di noi
potrà mai dimenticare, penso proprio che in realtà noi come
soggetti, come individui, siamo persone che si stufano in fretta e
che hanno continuamente bisogno di nuovi stimoli...
Dade: Io no!
Chinaski: ...a parte te!...e musicalmente - tutto sommato - quello
che succede è questo. Quindi penso che il risultato finale dei
nostri pezzi sia proprio la scrematura da tutto ciò che in qualche
modo non ci convince usando come parametri la novità!
Che ruolo gioca l’elettronica in “Numb”?
Dade: Mah...[ride]… Un anno e mezzo per fare un disco è sì perché
volevamo raccogliere le idee, ma fondamentalmente è perché non siamo
capaci a registrare, non siamo capaci a usare i computer, ci siamo strippati come degli imbecilli ad andare avanti, sai...‘Mettimi un
fader qua!’ Ci siamo divertiti, abbiamo sfruttato l’elettronica per
divertirci, ma non siamo in grado di fare niente di elettronico. Per
fortuna, il nostro produttore è uno che invece ci ha due coglioni
così per l’elettronica e spero e credo che ci aiuterà. Non siamo
assolutamente contro l’elettronica, tant’è vero che abbiamo scelto
di collaborare con i…
Chinaski: ...loro ci hanno dato una grossa mano con l’elettronica!
Dade: ...i Subsonica, che oltre ad essere nostri amici sono anche un
gruppo che di elettronica se ne intende... a parte Boosta, che fa
schifo!!!! [Risate]
Com’è stato, alla fine, concretizzare questo rapporto coi Subsonica
- fondamentalmente d’amicizia - in una canzone vera e propria?
Chinaski: È stato curioso, perché non l’avevamo mai fatto. Non
avevamo mai scritto un pezzo con qualcuno...
Nitto: ...a 10 mani...
Chinaski:
...è stato strano, perché non eravamo capaci proprio ad
affrontare l’argomento, quindi ci siamo mossi nel modo che
ritenevamo più semplice: abbiamo scritto una traccia semplicissima,
con un paio di idee buttate giù, e poi abbiamo scelto di incontrarci
con loro a Torino, e in 4/5 volte...
Dade: ...ma neanche: in due volte è nato il pezzo, poi si è...
Chinaski: ...suonandolo insieme, facendo delle jam, fermandosi dove
si sentiva che c’era qualcosa che sbordava, e si interveniva su
quello. Però è proprio una cosa, come si dice, a quattro mani, anche
se le mani erano 12!
Nitto: La cosa interessante è stata che - proprio ieri, che è finito
il pezzo - c’è stata una situazione di brain storming generale, in
cui ognuno diceva la sua, e il pezzo è ancora svoltato. Cioè, era
registrato prima di ieri, ed era ancora diverso. Ieri si è arrivati
alla soluzione finale.
Dade: Siamo arrivati in studio con questo pezzo dove c’erano tutte
le parti, ma non erano definite le loro parti, stavamo ancora
cercando di mischiare i due gruppi: non volevamo sembrare i
Subsonica con i Linea. Volevamo sentire tutte e due le unità
insieme. Per quello che abbiamo scelto di non farla solo con Samuel
e di farla con tutti: in quella canzone c’è lui [rivolto a Chinaski]
alla chitarra, io l’altra chitarra, lui alla voce [Emo], lui alla
voce [Nitto], Tokio alla batteria, Ninja alla batteria, Boosta
all’elettronica, Casacci alle chitarre e Samuel alla voce e Vicio al
basso. Tutti abbiamo suonato! Ci siamo scambiati idee. Ieri è stato
proprio una gran figata: ci siamo beccati dalla mattina in studio
qui da noi, fino alla sera alle due...il produttore era già a
dormire, perché abbiamo proprio preso il controllo della situazione
soprattutto grazie a loro! Siamo rimasti lì dentro, abbiamo parlato
e bevuto tranquilli e alla fine della giornata avevamo un pezzo
della madonna. Siamo tutti un casino soddisfatti...è stata una delle
migliori esperienze che abbiamo mai fatto!
Emo: Anche con Roy! Con Roy è stato ancora diverso!
Nitto: Con Roy è stata un’altra situazione ancora!
Dade: Con lui purtroppo non ci siamo incontrati, perché la Sicilia è
più distante...
Chinaski: In realtà, con Roy è stato diverso perché - a parte il
personaggio che è un nostro grande amico per cui nutriamo una stima
da lungo tempo - è stato diverso il discorso, perché con i Subsonica
siamo partiti da una traccia e l’abbiamo sviluppata, mentre con Roy
avevamo un pezzo che pensavamo particolarmente adatto a delle
trombe, a dei fiati, e sapevamo che bastava chiamarlo e dirgli ‘Boh,
fai te!!!’, perché Roy è così. La cosa incredibile di quel
personaggio, è che lui prende il possesso della situazione e ti
sforna le cose così, come...un panettiere del R’n’R!
Emo: Infatti è proprio bello sentire la sua mano, non avere nessuna
indicazione, quindi alla fine anche quella, anche se ha preso una
strada diversa, è una collaborazione totale, perché lì sono sue
improvvisazioni della sua visione del pezzo, e si amalgama in
maniera interessantissima!
Dade: Il produttore non te l’ha fatta sentire, perché è
particolarmente legato a quel pezzo, perché quando abbiamo finito di
registrare quel pezzo ha detto ‘Ragazzi questo è...
Chinaski:
...Avantgard Brass Rock!’
Dade: Veramente una cosa d’avanguardia, fuori di testa, strana!
Abbiamo unito delle sonorità un po’ surf nella strofa, con delle
parti sui tom alla batteria che danno un senso di calore, di
western, con le sue trombe belle schizzate, il sax di Gaetano, che è
venuto con lui...hanno suonato un sax soprano, un sax baritono e una
tromba, quella di Roy! “La Tromba Di Roy!”...sarebbe un film...!!!
[Ridono]
Nitto: ...si, un bel film porno! [Risate]
Dade: ...è venuto bene: siamo contenti anche di quello lì!...si
chiama “Warhol”, come Andy Warhol!
Supponiamo che, invece della Earache - che probabilmente neppure sa
chi sono i Subsonica, e che sono stati al primo posto nella
classifica italiana - aveste fatto parte della Universal Italia, non
sarebbe stato difficile prevedere che vi avrebbero chiesto, se non
imposto, di far uscire “66” come primo singolo. Che cosa avreste
risposto?
Emo: Boh! Secondo me...
Dade: ...non se ne parla!
Emo: Secondo me…
Dade: ....e dai, parla!!! [risate]
Emo: ...sei stato sintetico, comunque...[risate]...apprezzo la
sintesi! Sinceramente non lo so, perché alla fine abbiamo sempre
fatto quello che ci piaceva fare...è questo il primo punto. Quindi,
se le cose ti vengono imposte perdono la naturalezza con cui
nascono...
Dade: ...ne abbiamo parlato anche con loro: noi non eravamo già in
partenza dell’idea di far uscire quello come primo singolo!
Assolutamente no! Perché sarebbe come sminuire, sarebbe come dire
‘L’abbiamo fatto insieme per darci un po’ di risalto tutti e due!’
Invece l’abbiamo fatto insieme perché sia loro che noi suoniamo
sempre a Torino, tutti i giorni...e ci piace suonare: volevamo
semplicemente suonare insieme!
Chinaski: Non è il caso di caricare quel pezzo di tanta importanza.
Quel pezzo è all’interno di un album con altre 10 canzoni, e ha lo
stesso peso delle altre 10. Non c’è nessuna corsia preferenziale o
nessuna strategia di marketing. Anche perché, come dicevi
giustamente tu, noi usciamo con un’etichetta indipendente che
vorrebbe magari fare del marketing, ma non può per i mezzi che ha!
Quindi, semmai la Universal o una major ‘x’ dovesse avanzare delle
richieste del genere, penso che non ci sarebbero proprio i termini
per trattare, neanche per sedersi a un tavolo e discutere!
Dade: Lo abbiamo già fatto altre volte, ci hanno già fatto delle
richieste...
Chinaski: Vabbé...al primo talent scout che ci è venuto a trovare -
penso che fosse il ’94 o il ’95 - gli avevamo fatto sentire tutti i
demo, era venuto in saletta e aveva detto ‘Tutto bellissimo, va
tutto benissimo…’
Nitto: ‘...MA...’
Chinaski: ‘...servirebbe qualcosa di un po’ più radiofonico! Ma non
vi preoccupate: voi tenete tutti i pezzi…’ Avevamo tipo 10/11 pezzi…
‘...voi tenete anche tutti così e poi magari ne facciamo una con la
chitarra acustica...alla Alice In Chains e Pearl Jam...!’ Quella è
stata la cosa che ci ha fato dire ‘Bon...i tempi non sono ancora
maturi per pensare all’Italia. Con tanto rammarico, guardiamo
altrove!’ E fortunatamente… siamo stati fortunati... qualcuno si è
accorto di noi!
Abbiamo ascoltato “Fantasma” solo due volte, ma ci pare che –
insieme a quello coi Subsonica – sia il pezzo che spacca. Ce ne
parlate?
Emo: A me la cosa che piace un casino di quel pezzo, è il fatto che
per me rappresenta un anno e mezzo di cose che ci sono successe.
Perché da quando abbiamo iniziato a girare....in mezzo ci sono state
le pausa per il disco...Genova...un sacco di fatti che abbiamo
vissuto, bene o male legati comunque alla musica. A me piace per
quello: mi ricorda un sacco di cose che sono nella mia testa...è
molto sentito.
Chinaski: È come se fosse un diario di tutto quello che ci è
capitato. Bello! Anch’io sono particolarmente legato a quel pezzo
lì...ma è una cosa fra di noi, non per essere criptici, però è un
dirci fra di noi quanto è bello quello che abbiamo fatto. Un po’
autocelebrativo...vabbè…
Emo: ‘Che bello, che bello, che bello!!!’
Beh, l’ultimo anno e mezzo della storia del mondo che ci circonda, è
in comune con noi tutti!
TUTTI: Certo, certo!!!
Emo: A volte non vedi così lucidamente che stai vivendo delle cose...bon,
ti senti vivo perché magari giri, suoni o stai facendo una cosa che
ti piace però nello stesso tempo hai un punto di vista rispetto alla
cose che ti succedono intorno, che è sempre un po’ distorto. Quindi,
quando ci siamo fermati per il disco e ci siamo messi in saletta a
suonare, c’è stato anche il tempo per riflettere a che cacchio è
successo, prendi un attimo il fiato, dici ‘Ok, adesso mi fermo, mi
siedo e penso a quello che chacchio è successo!’ Per me è quello,
sostanzialmente...poi....ognuno ci trova quello che vuole là dentro:
se uno ci si identifica bene, sennò...!
Chinaski: Comunque sicuramente è qualcosa che ha a che fare con tutto
il mondo che ci circonda: a noi piace considerarla così perché in
qualche modo fotografa....è come guardare un album di fotografie e
emozionarsi e dire ‘Che bello che è stato!’ e la cosa fighissima è
che stiamo per ricominciare!
Emo: Però non dire solo...una volta che dici ‘Che bello che è
stato!’ poi dire anche ‘Vaffanculo, è stato...!’ [ridono]
Chinaski: ...ma io dico è una cosa per celebrare, mica per voler far
rivivere!
Emo: [ridendo] ...scherzavo!
Allora, sarà “Fantasma” il primo singolo?
Emo: [rivolto agli altri] Diciamo una cosa diversa ad ogni
giornalista! [ridono]
Dade: Io sono sicuro di no! Almeno per me. No perché, se stiamo
parlando del Numb, no...
Chinaski: [rivolto a Dade] Lui parla del disco, non
dell’intorpidimento! Dade: Certo, certo, del “Numb” disco, che non è
“Fantasma”: questo disco è molto di più di “Fantasma”. “Fantasma” è
solo uno dei tanti pezzi che lo compongono ma...è impossibile fare
una differenziazione tra i pezzi: come non c’è una title track, non
c’è un solo sentimento. Non si può racchiudere...io non ci riesco!
Nitto: [in tono scherzoso] ‘C’ho provato, eh!?!?!’ Siamo tutti
abbastanza indecisi, comunque perché vorremmo aspettare di sentire
tutti i pezzi alla fine, come suoneranno, se verranno fuori le cose
che ci si aspettava.
Chinaski: Credo che comunque alla fine sia difficile trovarne uno,
perché diversamente da “Ketchup Suicide” c’è molta meno uniformità
tra i pezzi...non è che ogni pezzo sia diverso dall’altro, perché
tutto sommato credo che si potrebbero individuare tre o quattro
famiglie di pezzi. Probabilmente “Fantasma” è una cosa speciale fra
noi e per tutti i nostri connazionali, perché una delle cose più
curiose di un pezzo come “Fantasma”, o anche come “Moka”, è che
comunque sono molto diversi in termini di profondità espressiva,
almeno lirica, rispetto ai pezzi in inglese, però c’è una grossa
parte di ascoltatori che non capisce niente. Mentre gli italiani su
questo possono condividere con noi....è come un piccolo segreto fra
noi e la popolazione italiana.
Ma non potete negare che “Moka” sia praticamente il vostro
manifesto! Basta venire a un paio di vostri concerti per rendersene
conto!!!
Emo: Secondo me è tutta colpa dei Meganoid! [risate] No, davvero! Da
quando hanno fatto “Poliziotti Contro La Municipale”...come si
chiama...?
Cinaski: “Supereroi”…
Emo: Secondo me, hanno proprio messo in testa...quel pezzo lì
rappresenta....è tutta colpa loro! Hanno messo questa cosa in testa:
non è vero! Forse perché quello è l’unico pezzo in italiano, quindi
magari gli altri 9 pezzi del concerto vedi della gente che dice
delle cose che non capisce a sembrano delle scimmie danzatrici e
invece non lo sono! In quel momento capisce, e allora s’identifica,
però...
Dade: Secondo me è normale che quello sarà sicuramente il pezzo
più...perché è ovvio, perché è il primo che capisci, è il primo che
impari, è il primo che ti emoziona sul serio! Quando leggo i testi
di Eminem, mi diverto oppure li considero dei gran testi, ma devo
proprio leggerli, non riesco a sentirli. Quando andavo a scuola,
ricordo che sentivo i Jane’s Addiction e mi emozionavo, sentivo i
Marlene [Kuntz, ndr] e mi emozionavo 200 volte di più!
Emo: Domanda: perché non fate più pezzi in italiano? Perché noi ne
facciamo due, però...
Dade: Ben fatti!
Nitto: E poi comunque bisogna tenere conto del fatto che esci con
un’etichetta straniera. A noi piace scrivere pezzi in italiano, ma
un’etichetta straniera non li capirà mai, ma neanche se glieli
spieghi, il significato che possono avere certe cose!
Chinaski: Poi, al contrario di noi, gli inglesi sono molto meno
inclini a farsi colonizzare da altre musiche, quindi loro valutano
la lingua non inglese come un fattore negativo, perché loro hanno
bisogno di capire di ogni pezzo. Noi italiani siamo...
Dade: Aspetta! Sembra che abbiamo fatto questa cosa perché ci hanno
detto...
Chinaski: No, no...comunque la nostra platea è il mondo: non possiamo
relazionarci soltanto agli italiani. Quando suoniamo a Londra, mi fa
tenerezza quando tentano di canticchiare “Moka”, con i risultati che
ti lascio immaginare. In Italia succede molto più frequentemente il
contrario, che tanti ragazzi italiani cantino i nostri pezzi in
inglese.
Tra poco ritornerete in tour: ci starete altri due anni?
Emo: Perché no!?!?
Dade: Sicuramente nei mesi che stanno per arrivare ci vedrete
spesso, saremo in giro sicuramente...6 mesi perché abbiamo anche
voglia di farlo. Chissà: speriamo che vada tutto bene al di fuori
dell’Italia....riguarda a sta cazzo di guerra: un po’ di angoscia
c’è anche in quella! Speriamo di suonare tanto come in passato!
Chinaski: Penso che suoneremo tanto: poi noi comunque ogni cosa
bisogna pensarla doppia. Ogni cosa che facciamo in Italia, deve
essere in qualche modo relazionata anche all’estero. Se si pianifica
un tour per l’uscita del disco, dobbiamo sempre pensare a un tour
italiano e a un tour fuori, e avendo 12 mesi a disposizione, in
qualche modo è automatico che i tempi si allunghino. Però a me forse
piacerebbe metterci un po’ meno a sto giro! Dipende da quando avremo
ancora voglia di scrivere un altro disco!
Emo: Io...se bisogna suonare mi chiamate...!
Chinaski: La cosa che mi dà da pensare, è che abbiamo un sacco di
roba lasciata fuori, perché in realtà, dopo questo anno e mezzo,
abbiamo circa 60 giga di dati di pezzi che forse non vedranno mai la
luce....forse li butteremo...
Nitto: No, buttarli no!
Chinaski: No, non si butta via niente!
Un’ultima cosa: finora sono state annunciate solo 12 date, diciamo
di assaggio, metà delle quali le farete prima dell’uscita del disco.
Come mai una cosa tanto atipica per l’Italia?
Chinaski: Qua giri il coltello nella piaga perché comunque - io, non
so loro - qualche preoccupazione ce l’ho: da ascoltatore sono sempre
stato uno che andava a vedere i concerti e voleva cantarsi i pezzi,
e questa è una cosa che i nostri ascoltatori, almeno nella prima
parte, non potranno fare! Dall’altra parte, lavorando in Inghilterra
abbiamo visto che, facendo quattro tournée l’altro anno, che invece
per loro è una cosa assolutamente normale. Anzi, penso che chi non
lo fa, in qualche modo deluda le aspettative degli ascoltatori. Da
un punto di vista meno canonico, meno tradizionale, meno italiano,
secondo me è una cosa positiva, perché comunque chi ti viene a
vedere - che oltre tutto c’avrà due palle così perché siamo stati in
tournée tanto, fondamentalmente con gli stessi pezzi - questa sarà
proprio un’occasione per farlo sentire, magari non ci saranno tutti
i pezzi dell’album. Dunque, la paura di cui dicevo prima, è
soprattutto riferita alla sensazione di stranimento che potrebbe
nascere nell’ascoltatore non particolarmente abituato a queste cose.
Però è una cosa che richiede quel margine di rischio che ci siamo
tranquillamente voluti assumere...anzi: probabilmente è uno stimolo!
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