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Ascoltando il vostro disco, sembra di essere al cospetto di una band
poco italiana e molto anglosassone. Siete cresciuti (musicalmente)
in Italia o in Inghilterra?
In Italia, anche se ciò che dici mi fa molto piacere perché ci
riteniamo un gruppo abbastanza esterofilo, un gruppo che odia molti
degli aspetti del vivere nostrano. Tuttavia l'effetto di cui tu
parli non è sicuramente ricercato; ci piace solo suonare questa
musica. Un fatto non trascurabile è che siamo insieme da 10 anni e
questo probabilmente ci fa apparire maturi agli occhi del pubblico.
La formazione poi è quasi sempre stata questa.
A Nottingham un ragazzo della nostra redazione ha visto molti vostri
adesivi. Sono stati i vostri fan o la Earache ad appiccicarli?
Beh, guarda: a
Nottingham (al Rock City, nda) abbiamo suonato uno dei nostri
migliori concerti in assoluto nel tour inglese; i ragazzi sembravano
impazziti e anche il merchandising non mancava. Direi che un po'
loro e un po' noi (soggiornando lì) abbiamo contribuito a tappezzare
la città del nostro nome!
Ma la Earache vi sta spingendo adeguatamente o pagate un po' lo
scotto di essere italiani?
Certamente non ci poniamo come il loro gruppo di punta, però devo
dire che l'etichetta ci sta davvero trattando bene. Li sentiamo
quasi ogni giorno per tenerci aggiornati sullo sviluppo del nostro
reciproco lavoro, credo anche che come promozione stiano facendo
operazioni molto mirate, rivolgendosi ad un target ben preciso.
Quando
avete iniziato ad incidere il disco, sapevate di poter arrivare ad
incidere un disco come "Ketchup Suicide"?
No, assolutamente. Pensa che anche se potrebbe sembrare il contrario
è stato Too Much Happiness il nostro disco più "provato". Il nuovo è
stato concepito, scritto e "provato" mentre eravamo in tour tra
l'Italia e l'Inghilterra. I tempi sono stati molto ristretti, ci
riducevamo a provare le parti vocali io ed Emo sottovoce in luoghi
del tutto casuali (non me li riesco proprio ad immaginare!, nda).
Credo che anche per questo motivo il nuovo disco risulti più
violento. Risente molto dell'atmosfera live. Anche nei testi, che
parlano del rapporto fra i vari gruppi che intraprendono un tour
insieme e cercano quindi di raccontare il nervosismo, il senso di
competizione che attanaglia i musicisti.
Come spesso accade, ed anche per noi è stato così, il nostro debutto
poteva costituire una sorta di riassunto di tutto ciò che il gruppo,
durante la sua vita, aveva comunicato con tanti demo tape. Il nuovo
album, più che mai, rappresenta i Linea 77 di oggi.
Avete trovato differenze fra il pubblico italiano e quello
inglese?
No, non tante. Oggi la musica che facciamo comincia a funzionare
anche in Italia, per cui l'entusiasmo che troviamo oltreoceano lo
stiamo ritrovando qui. Forse in Inghilterra i nostri concerti sono
frequentati da gente anche più piccola. Parlando in generale, posso
dirti che in Inghilterra c'è molto più fermento attorno ai gruppi e
la stampa specializzata davvero può fare la differenza.
Parlami
un po' della copertina del vostro nuovo disco.
Noi cerchiamo di controllare il nostro lavoro sotto ogni punto di
vista, dalla sezione multimediale su cd alla copertina, appunto, che
rappresenta la Tomato Music Machine. Potevamo scegliere fra questa e
quella con su un uomo morto in un mare di ketchup, che verrà usata
per un singolo. Abbiamo scelto questa perché è ideale nel creare un
contrasto evidente con il nostro sound. La forma estetica, diciamo,
è sicuramente opposta al contenuto musicale. Già in Too Much
Happiness c'era la parodia della pubblicità della Pampers in
copertina. Il disco, invece, picchiava.
Pensate
che essere etichettati come "nu-metal" vi possa favorire o
sfavorire?
Credo che questa sia essenzialmente una comodità giornalistica che
serve a colui che vuole avvicinarsi ad un disco che non conosce. Non
so se ci possa favorire o meno. So solo che se ascolti bene il disco
troverai una certa differenza fra noi e altri gruppi emergenti come
Taproot e Papa Roach. L'attuale ondata nu-metal mi sembra poco
originale e senza quella rabbia genuina che aveva fatto esplodere il
genere.
Il 77 del
vostro nome deriva da un background punk?
No, no, Linea 77 era la linea del bus che fermava vicino a casa
nostra. Prendevamo il 77 per andare a provare, è un nome che ci
riporta a periodi duri, ma felici.
Qual è
stato il gruppo che vi ha fatto venir voglia di mettere in piedi un
gruppo?
Sicuramente i Rage Against The Machine. Quella è stata la scintilla,
come vedi il 77 non ha relazioni con l'epoca punk anche se quello è
stato un anno d'oro per la musica.
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