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Visto che è la vostra prima volta sul sito di MTV, non ci
spiacerebbe che ci raccontaste un po' della vostra storia ...
Dade:
Siamo due quinti dei Linea 77, io il bassista e lui uno dei
cantanti. La formazione è composta da chitarra, batteria, basso e
due cantanti. Ci siamo formati nel 1992-3, intorno a quegli anni lì,
siamo sempre stati noi nonostante un cambio di formazione e abbiamo
continuato a suonare fin dall’inizio questo genere di musica
abbastanza duro, cercando di mischiare quello che viene definito,
anche se a noi non piace, ‘metal’, con cose un po’ più ritmate come
l’hip hop. Musiche che noi ascoltiamo nella stessa maniera e
quantità. E continuando a suonare per circa 5 anni negli stessi
posti, i centri sociali del Piemonte, siamo riusciti ad avere un
contratto con una casa discografica di Milano, la White and Black,
che ci ha fatto fare il nostro primo disco, "Too Much Happiness Make
Kids Paranoid", ovvero ‘troppa felicità rende i bambini paranoici’,
dopodichè abbiamo cominciato a promuoverlo in tutta Italia, ovunque
ci capitasse di suonare, in qualsiasi tipo di condizione e
divertendoci moltisimo per un anno e mezzo. E poi è arrivato il
passo più grande della nostra picccolissima carriera...
piccolissima, è 8 anni che suoniamo!
Emo:
Non in termini di tempo, più che altro in termini di...
Dade:
...importanza. E praticamente, dopo la spedizione di vari promo,
magliette, cd etc. etc., la Earache Records di Nottingham ha deciso
di metterci sotto contratto ristampando in tutto il mondo il nostro
primo album. Quindi abbiamo avuto l’opportunità di essere conosciuti
al’estero, come in Giappone, che era una cosa che noi aspettavamo da
tempo. Non ci aspettavamo di farcela ma ce l’abbiamo fatta. Adesso
abbiamo fatto il secondo disco per la Earache, "Ketchup Suicide",
che stiamo promuovendo con un tour inglese, scozzese e irlandese...
no, irlandese no... e ora stiamo proponendolo in Italia. È un tour
stremante, estenuante, difficile, ma bellissimo, e ci fermeremo per
un po’ e poi, chissà, quello che capiterà, capiterà...
Sappiamo che il nome del gruppo si riferisce a una linea di autobus
torinese, ma richiama inevitabilmente un periodo storico molto
importante per la musica, il punk... Esistono o no delle attinenze?
Emo: Praticamente lo 0.5%, nel senso che anche il nome è nato in
situazione molto paesana, ovvero eravamo sul pullman che ci portava
in saletta, durante i primi mesi in cui si stava insieme e eravamo
addirittura in tre cantanti. Fu proprio il cantante che poi è andato
via a dare l’idea del gruppo, poi è ovvio che richiami certi tipi di
musica punk 77 inglese e americano, lo conosciamo e lo abbiamo
ascoltato, però non è che siamo nati in quel modo.
Dade: Diciamo che io sono nato quando Sid Vicious è morto, e non
credo di esserne la continuazione né di esserne stato influenzato,
anche se abbiamo ascoltato parecchia di quella musica, però c’è chi
dice che potrebbe essere una continuazione, una fatalità.
Emo: Sicuramente involuta. Sarebbe un po’ presuntuoso.
Sembra che Torino di tanto in tanto riesca a produrre delle realtà
musicali molto importanti per il Paese, partendo dagli Africa Unite
fino ai Subsonica e a voi. Come è il rapporto con gli altri gruppi?
Dade: È sempre stata la città più difficile con cui abbiamo avuto a
che fare in Italia, sarà quel rapporto di amore e odio a Torino, non
siamo frequentatori della scena torinese e di nessun tipo di musica
torinese, neanche dei locali che ci sono a Torino. Solo recentemente
la città ci ha accettato nel miglior modo possibile...
Emo: ...e sorpreso molto...
Dade: ...perché abbiamo suonato per presentare "Ketchup Suicide" e
abbiamo fatto il pienone con la gente fuori dal locale, sold-out!,
si chiama Hiroshima, uno dei più famosi di Torino, però spesso i
giornalisti provenienti da Torino ci considerano la continuazione
dei Negazione, e questo è il miglior compliemnto che potessero
farci... Per il resto, forse perché non c’è niente da fare a Torino,
la gente si mette a suonare e poi si vedono i fulcri della musica
italiana più attiva!
Emo: È una città un po’...... Da un certo punto di vista sono
orgoglioso di farne parte, dall’altro sono un po’ incazzato, perché
ha dato vita a un sacco di istituzini artistiche di un certo
livello, pensa all’inizo del secolo con il cinema o il terziario, o
Vitaminic... La grossa mancanza di Torino è stata quella di essere
un satellite di Milano. Poi, la mancanza di strutture di promozione
e distribuzione ha fatto sì che ci siano un sacco di risorse
innovative e creative che però tendono a disperdersi e tendono ad
andare a cercare altri lidi per avere quella risonanza che
dovrebbero avere, quindi sono aspetti contraddittori. Per quanto
riguarda la scena, ci sono dal fenomeno delle posse a gruppi come i
Negazione, ancora prima ai Mau Mau, Africa, Subsonica... È una città
con molti musicisti, che non conosciamo molto personalmente perché
non siamo andati a cercare contatti, in quanto o succedono oppure
andarli a cercarli mi sembra triste... Però c’è uno sforzo, da parte
di chi non è riuscito di produrre qualcosa, di entrare a far parte
di questa classe elitaria che ha avuto la possibilità di esporre il
proprio lavoro. Dateci un pezzo di Milano, così...
A propostio di Milano,Italia... Esiste, secondo voi, una scena
italiana alternativa ? Voi avete rapporti con altre band che sentite
più vicine?
Emo: Questa cosa qua è un argomento veramente fastidioso, non per la
domanda, ma nel senso che non è la prima volta che ci viene chiesto
e non sarà l’ultima, ma è molto triste, perché in Italia esistono
diverse realtà anche per quanto riguarda la scena prettamente metal
o crossover o hip hop o anche pop molto ricca. Esiste gente che sa
veramente suonare e che ha delle idee. La domanda non sarebbe da
porre ai gruppi quanto ai discografici, che tendono a produrre
dischi su cui hanno sicurezza di avere un rientro adeguato. Non
esiste un mercato di nicchia come quello inglese, non c’è una
distribuzione internazionale. L’Italia è un Paese provinciale e
anche un po’ timoroso nel cercare nuove soluzioni artistiche.
Dade: Tendenzialmente non penso che ci sia una scena italiana,
almeno di questo tipo, alternativo, anche perché non riesco più a
vedere tanto la differenza fra musica alternativa e non, nel senso
che Limp Bizkit e Papa Roach passano comunque su qualsiasi network
possibile e immaginabile, per cui un anno fa avrei detto ‘è
impossibile e sarà sempre impossibile che dei chitarroni metal
passeranno alle due del pomeriggio’, però a questo punto non penso
più che ci sia una scena alternativa e una mainstream, sono la
stessa cosa e tendenzialmente è stupido parlare di una e dell’altra.
È importante andare ai concerti, divertirsi e non pensare tanto se
non ci son scene, chi è più forte o chi è più bravo, penso che
questo ci accomuna un po’ tutti.
Emo: Il contesto metal o hardcore storicamente ha delle regole e
delle direttive principali, dei piccoli principi e una certa
attitudine. Ora come ora non si riesce più a capire quali sono le
differenze. In Italia ci sono ancora discussioni, per cui fare
questa cosa per MTV può essere per alcuni rinnegare lo spirito che
sta alla base della nostra musica, ma sono discorsi ancora
provinciali, perché poi corriamo tutti nei negozi a comprarci
l’ultimo disco americano!
Dade: Suoniamo tutti per vendere dischi, per cui suonare in casa mia
non ha senso!
Emo: Una volta che entri nel contesto, che è fatto di produzione,
promozione e distribuzione, perché ci entrano tutti, come i tuoi
gruppi preferiti. Io lo faccio, e tutti lo facciamo, perché ci piace
suonare. Poi è ovvio che uno spera che sia un lavoro e una
sopravvivenza, per cui è ridicolo chiudersi in discorsi troppo
ortodossi.
Torniamo ai Linea 77. Vorremmo che ci tracciaste un parallelo fra le
registrazioni di "Too Much Happiness..." e quelle di "Ketchup...":
quanto ha influito la Earache sulla produzione?
Dade: Non poco! È stato come il sole e la luna. Registrare il primo
e il secondo disco è stata una cosa diversa sia a livello di
emozioni nostre che di come l’abbiamo fatto. È stata la prima volta
che abbiamo lavorato con un produttore serio, nel senso che siamo
stati aiutati da qualcuno che capisce che cosa stavamo facendo, Dave
Chung, un anglo-chinese con la testa grossa cooosì, che ci ha
aiutato tantisimo. Però il fatto è che "Too Much..." è una racolta
di sette anni di rabbia sfogati sui palchi dei centri sociali. Alla
fine abbiamo detto ‘lo facciamo questo disco oppure no?’, ma erano
canzoni che avevamo da parecchio tempo, le risuonavamo e le
risuonavamo. È molto più di impatto, molto più ... è una botta
violentissima, rabbiosa. Il secondo è stato molto più studiato e non
pensato perché siamo dovuti entrare in studio...
Emo: ...non avevamo tempo...
Dade: ...abbiamo finito un tour di 23 date con gli Earthtone 9 e i
Kill II This, abbiamo girato il primo video e poi abbiamo registrato
l’album che avevamo composto durante il tour, quindi eravamo pieni
fino a qua!
Emo: È stata una situazione un po’ allucinante, perché dalla firma
del contratto con la Earache al tour inglese alla registrazione, il
tempo era così compresso e poco che non abbiamo avuto il tempo di
suonare i pezzi, quindi alla fine ci siamo trovati a suonare, a fare
la data, e poi vai con la cuffietta e la cassetta a scrivere qualche
riff e qualche testo senza averlo mai provato, per cui tu speri che
nella tua testa tutto funzioni, poi quando inizi a registrare
iniziano ad esserci un po’ di problemi, quindi sia la gestazione che
il modo in cui è stato fatto, e l’occasione di aver la musica
distribuita dappertutto, sono elementi che non ti lasciano del tutto
indifferente.
Dade: È stato più bello il secondo, è più emozionante realizzare un
album dal niente anche se nel giro di poco e se in maniera
stressante, io me lo ricordo benissimo! E poi siamo soddisfatti di
quello che è venuto fuori, anche se alcuni pezzi li abbiamo
improvvisati in studio, tipo pausa sigaretta: facciamo un giro che
fa ta-ta con la bocca, tornavamo giù, lo suonavamo e lo abbiamo
registrato dieci minuti dopo, ed è uno dei pezzi che a me personalemnte piace di più, "Smile", dove abbiamo cantato anche due
frasi in giaponese che ci ha insegnato lui (indica il coniglio! ndr),
che sa il russo, l’arabo, il giaponese, tutto quanto... dì qualcosa,
dì qualcosa!
Emo: Comunque è stato un delirio in quei giorni, ma siamo
soddisfatti, perché uno dei principali intenti prima di registrare o
di creare una canzone non era di ripetere la solita formula di "Too
Much Happiness...", ma cercare soluzioni differenti sia dal punto di
vista musicale che dei tempi più spezzati.
Dade: Infatti tutti ci hanno detto che eravamo più molli in questo
album. Ah, troppe ostriche...
Emo: Troppe pugnette!!!
Come è nato il rapporto con l’Earache? Avete avuto pressioni da
parte loro, quali sono state le loro e le vostre apsettative? E,
ritornando al discorso di prima della scena italiana, è necessario,
facendo un certo tipo di musica - il vostro! - emigrare?
Emo: Soprattutto per questioni di mercato comunque è necessario
emigrare, il fatto è che lo sappiamo per esperienza. Nel ’93, quando
suonavamo davanti a quattro persone, e magari tre credevano che
fossi un deficiente, ora leggono l’intervista e dicono ‘carino, carino’, allora comincia ad esserce un po’ più di rispetto e
attenzione.
Dade: Una delle cose più strane è che da quando abbiamo firmato per
un’etichetta inglese, tutta l’Italia si è accorta di noi, ha
cominciato a intervistarci, a farci suonare dappertutto, forse
perché sentono che non c’è l’orgoglio di fare musica italiana, siamo
molto succubi qui in Italia dell’Inghilterra e dell’America
principalmente. Per il resto, è stata una fortuna, i rapporti con la Earache sono per noi perfetti, ci lasciano fare esattamente quello
che vogliamo. La prima volta che hanno sentito "Ketchup..." in
studio, il boss e l’a&r dell’Earache hanno detto ‘cazzo, un po’
siete cambiati!’, ed erano un po’ così... Poi hanno sentito il disco
remixato e gli piaceva molto, come anche a noi, e non ci hanno fatto
alcuna pressione, tanto è vero che hanno sentito l’album negli
ultimi giorni, quando ormai era finito.
Emo: Ad esempio, conosciamo anche altri grupppi qui in Italia, e c’è
sempre lo stesso meccanismo del cazzo, hai un album pronto da un
anno/un anno e mezzo, firmi il contratto con l’etichetta e dici
‘facciamo il pezzo più pop e il video, se il primo singolo va bene
facciamo il secondo, se il secondo va bene facciamo uscire
l’album’... Questo è il ragionamento che rispecchia bene
l’attitudine con cui vengono affrontate queste operazioni
commerciali. Tornando alla Earache, non c’è stato modo di far
sentire loro provini o cassette, semplicemente perché non le
avevamo. Abbiamo detto ‘tu voi il disco? Io te lo faccio, però
lasciami fare’.
Dade: Promuovono il gruppo in maniera diversa dall’Italia, a loro
non interesa un singolo, noi non abbiamo mai fatto un singolo e non
lo faremo neanche al quarto album, se lo faremo con la Earache,
perché a loro interessa far uscire un album e farti girare come un
pazzo in tutta Europa e America e avere un contatto diretto con i
fans, per cui quando siamo in UK spesso ci incontriamo con gente che
si fa autografare i cd e spesso fiisce in risate alcoliche e
familiari. Essendo la Earache un’indipendente, ha promosso il nostro
album in una maniera in cui un’etichetta italiana non sarebbe mai
riuscita a fare.
Emo: Poi c’è anche il discorso ‘è importante per un gruppo del
vostro tipo avere un appoggio estero per far conoscere la vostra
musica?’... In questo disco c’è un pezzo in italiano, OK, nell’altro
ce n’erano due. Sentendo che c’era solo un pezzo in italiano erano
quasi rattristati, perché ci hanno fatto capire che, pur non capendo
l’italiano, a loro sarebbe piaciuto averne di più sull’album. Non è
che ci hanno detto ‘dimenticatevi l’Italia’!
Dade: Infatti il prossimo album...
Emo: ...lo facciamo in russo! È una cosa che ci piacerebbe un sacco
fare, ma abbiamo bisogno di fare più canzoni in italiano, che rihiedono un periodo di gestazione diverso rispetto all’inglese.
Dade: Ne facciamo anche una versione in spagnolo...
Emo: ...come Paola e Chiara, che figata!
A proposito dei testi , i vostri sembrano abbastanza differenti dai
gruppi ai quali vi accostano... Quali sono le immagini che usate
nella stesura delle liriche, e quali sono le emozioni che volete
suscitare in chi vi ascolta?
Emo: C’è un limite... Come scrivere un pezzo in italiano ha un
periodo di gestazione più lungo rispetto a quello in inglese, così occupandotii di una lirica in inglese non riesci ad usare le stesse
frasi che userebbe un inglese, per cui a volte c’è difficoltà
nell’esprimere il senso di quello che si vuol dire in italiano. Non
so in che senso siano diversi rispetto agli altri, se non rispetto
ad alcune situazioni che si vivono durante il tour o personali. Ho
sempre avuto l’idea che il testo sia qualcosa debba essere una
struttura aperta all’interpretazione fino quasi ad annullarla. Non
c’è alcuna intenzione di pensare a una reazione di una persona che
ascolta, questo è il fondamento egoistico di chi fa musica, ossia di
farlo per se stesso. Che qualcuno poi si riconosca, è una cosa
piacevole.
Dade: Tendenzialmente parlano tutti di situazioni personali di ogni
giorno, che poi si sviluppano in pensieri tuoi. Come ha detto lui,
il fatto che il ragazzo o la ragazza si riconosca è perché ha
vissuto la stessa esperienza...
Emo: ...o ha mentalmente associato il significato di quel testo a
una certa situazione vissuta.
Dade: Comunque, indubbiamente è più musicale l’italiano, secondo me.
Non ci sono i sinonimi in inglese, come cazzo fai a dire i sinonimi
in inglese? Sono tre parole!
Emo: Nel momento in cui abbiamo scritto le liriche ci sono stati
degli errori, per cui al posto di scrivere bicicletta, scrivi
velocipede. Dave Chung ci ha aiutato. Nel caso dell’italiano è
diverso, perché essendo la nostra lingua, è bello studiare il testo
e la lirica senza badare troppo al significato, ma anche al suono.
Quindi i testi dei Marlene sono magnifici, non perché siano
eccessivamente ricercati, ma perché riesci ad associare a un
significato un suono della parola detto in un modo particolare, che
suona alla fine come una serie di note, non come un significato. Lì
iniziano ad esserci asociazioni multiple, che fanno sì che il testo
si moltiplichi e diventi tendenzialmente infinito, ecco.
Vi associano troppo spesso alla scena nu-metal... Però, ascoltandovi
un pochino meglio, nella vostra musica sembra non esserci la
necessità di fare qualcosa di nuovo a tutti i costi. Piuttosto, i
Linea 77 potrebbero essere un anello di congiunzione, anzi la
continuazione, fra Godflash, Fugazi e Negazione. Quanto vi
infastidisce di essere inclusi in una scena che esiste e non esiste?
Emo: Non è il fatto di essere infastiditi. Secondo me è uno dei
problemi che rimarrà irrisolto fino a che non diventerai come i Radiohead, che possono permettersi di fare una scorreggia...
Dade: ...una bella scorreggia!
Emo:
È più una necessità, quella di fare paragoni e accostare a
livello mentale, per un giornalista quando scrive. La cosa più
importante non è discuterne, ma fare in modo che ognuno possa
prendere la nostra musica per quello che è e criticarla a livello
personale, non accostando vari cd e dicendo ‘questo ha un po’ più di questaltro’.
Dade: Il fatto più fastidioso è questo: che in una recensione di
dieci righe mi sembra strano che un giornalista, che ha il dono
della lingua italiana, non riesca a descrivere un disco se non
accostando lo stesso disco con altri artisti. Mi sembra strano che
non possa fare altrimenti, limitandosi a dire cosa gli ha suscitato
quel disco. Questo non succede più in Inghilterra, per esempio. Non
siamo più come ‘il gruppo italiano influenzato dai Deftoens, RATM,
ect’, ma siamo (tra virgolette!) sullo stesso livello, siamo
considerati come una band la cui musica esprime un tot di cose. Il
fatto di vedere il nostro nome non accostato ad altri, anche se più
grandi, è la maggiore soddisfazione.
Emo: Poi è sbagliato mettersi a pensare... Suona e basta, senza
pensare ‘ora faccio una cosa innovativa’. Sono puttanate senza
senso. La cosa più importante è che chi compra i dischi e cerca di
stare dietro all’evolversi della musica è sempre più cosciente del
meccanismo dei gusti musicali, sennò siamo sempre nello stesso
meccanismo, ovvero giornalista e musicista che parlano delle stesse
cose. Alla fine, il fatto che siamo qui e avremo la recensione sul
giornale, è sì un fatto positivo che dà lustro all’aspetto
artistico, dall’altro c’è un aspetto di contatti, promozione, etc.
etc. Visto che non ci si può sfuggire, necessita di una minima
conoscenza critica da parte di chi usufruisce, perché tu conosci il
lato artistico, però se conosci e capisci il percorso che ha portato
il gruppo dal suonare nelle cantine a perché stanno sul giornale,
alla fine capisci perché un video passa a una certa ora piuttosto
che un’altra.
Dade:
L’importante è che dovrebbero esserci più recensioni live, un
gruppo come noi lo vedi solo dal live, noi siamo una live band più
che da studio. Il massimo lo esprimiamo sul palco, non in studio.
Emo: Siamo un po’ cinque cazzoni, alla fine nessuno di noi ha la
presunzione di... Mi diverto molto di più a suonare e farmi quattro
risate con il tipo in prima fila, che a pensare a quello che sta 37
file più in là, o pensando a quale accordo stiamo sbagliando. Mi fa
ridere. Il disco è sempre uguale, il live è sempre diverso. C’è il
rischio dell’errore che è affascinante.
Cambiamo discorso, parliamo di Internet : voi avete sito abbastanza
interessante, anche se potrebbe esserlo di più, mentre in
"Ketchup..." c’è una traccia rom bellissima. Quale è il vostro
rapporto con la tecnologia?
Dade: Noi siamo uno dei pochi gruppi che sul contratto abbiamo fatto
mettere una clausola sul fatto che dobbiamo seguire tutto quello che
riguarda la nostra immagine. Sembrerà impossibile, ma dal primo
flyer del ‘93 lo abbiamo fatto. Io e mio fratello, il chitarrista,
abbiamo uno studio grafico e lo facciamo per lavoro. La traccia rom
l’abbiamo fatta noi, il sito noi, il video noi, comunque la
differenza fra la sezione rom e il sito, è il fatto che se guardi la
traccia rom ci abbiamo messo un mese a farla, con pomeriggi, mattini
e sere, e ci siamo divertiti un casino. Siamo contentissimi del
risultato. Si vede la passione che ci abbiamo messo. Per il sito è
stata la stessa cosa, anche se vorremmo un po’ cambiarlo, magari
usando la tecnica flash, come per il CD-rom. Il problema è che se
non ci fermiamo mai, non possiamo farlo!
Emo: Il fatto è che non ci siamo quasi mai a casa, e non ci sono
quelle tre settimane di tempo per studiare e programmare. Magari fai
una cosa, ma per sei/sette mesi la lasci lì. Ci sono difetti del
meccanismo. Noi non riusciamo a dare il nostro sito e l’aspetto
grafico agli altri, perché siamo abbastranza vanitosi!
Dade: Uno dei nostri errori, o meglio io ne sono fiero, è che
abbiamo deciso di curare tutto noi, però a volte è un disastro,
perché sei stanco come una bestia e devi rispondere alle mail e lo
fai, però se devi riaggiornare il sito è un problema. Adesso che
finiscei il tour cambierà il nostro sito, in flash e html con le
info. Siamo molto affascinati dal design e arte nuova che sta
nascendo grazie a Internet. Passo ore sui siti giapponesi o su
quello di MTV. Quello inglese ha vinto il Flash Film Festival perché
è un sito della madonna. Siamo intressati a queste forme d’arte.
Quindi rifaremmo il prodotto diverso tenendo tutte le informazioni
ma con esperimenti, ci sarà una pagina ‘No Signal’, ovvero zero
segnale, come nel rerocopertina del CD, che sarà dedicata a tutto
quello che ci viene in mente. Sarà una parte attiva, perché vorremmo
coinvolgere i fan che vanno sul nostro sito a parlare con noi e a
darci consigli o critiche.
Emo: Soprattutto critiche!
Dade:
Così miglioriamo, ‘siamo bellissisimi’, etc.
Un confronto tra Napster e i vostri dischi che costano tantissimo!
Emo: Napster è una cosa che esiste e esisterà e si chiamerà in un
altro modo. È inutile parlarne, se non ci sarà Napster ci sarà
qualcun’altro. Se è una possibilità di far arrivare la musica in più
posti, per me è meglio.
Dade:
Non è l’anarchia, ci sono stati sondaggi che hanno fatto
vedere come dalll’avvio di Napster le vendite dei maggiori dischi
sono triplicate. Perché la gente si scarica tutto l’album, se lo
ascolta, se gli piace poi magari vuole la copertina e se lo va a
comprare. Non crediamo sia contro l’industria discografica.
Emo: Sarebbe ottimo riuscire almeno per il primo mese ad abbassare i
prezzi troppo esorbitanti. Fenomeni come Napster potrebbero far
capire a qualcuno che è eccessivamente costoso...
Dade: La colpa non è dei musicisti, ma dei negozianti e dei
discografici, che non salvaguardano i diritti dei musicisti ma dei
negozianti. Noi proviamo a dire alla Earache ‘mettiamolo a 29mila
lire in Italia’, loro ci dicono ‘OK, ma solo per un mese’. E poi
nello stesso mese in un negozio lo vendono a 38. Non riusciamo ad
andare in giro a controllare tutto. Noi non possiamo vendere live i
nostri dischi, perché i negozianti si incazzano.
Emo: Noi lo vendiamo a 25 o a 30mila, il negoziante lo vende a 38,
chiama il distributore e dice ‘come mai ai loro concerti costano
5-10 mila lire di meno?’
Dade: Venite, ce lo dite, e noi ve lo diamo in camerino!
Emo:
Oppure scaricatevelo, masterizzatevelo!!!
Dade: Scaricate tutti i nostri cd, fate quello che volete |