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- VARIE 2 -


Arrivato al Mamamia di Senigallia, trovo i Linea77 comodamente seduti nelle sdraio del bellissimo giardino del locale pronti a rispondere alle nostre domande sull’ultimo ed eccellente “Numb”. Emo, rilassato e molto simpatico, è il più “attivo” dei ragazzi, ma non mancano interventi di Nitto e Dade tra un calcio al pallone e una corsa con il cane dei proprietari del locale.

Come mai la scelta di registrare questo nuovo album ai Red House, proprio qua a Senigallia?

Emo: sicuramente dai soldi... (ride) No, non c’è stata alcuna ragione particolare per questa nostra scelta, avevano solo delle cose che ci interessavano e così siamo venuti qua.

Siete partiti con delle idee precise oppure il disco è venuto fuori piano piano?

Emo: è venuto fuori davvero molto lentamente, non eravamo partiti con delle idee precise. Nei sei mesi di lavoro abbiamo cercato di mettere nel disco tutto quello che ci venivano volta per volta.

Cosa avete ascoltato ultimamente?

Emo: a parte l’ultimo album di Cesare Cremonini, dici? (risate)… No, nulla di particolare,le solite cose che ci piace ascoltare di solito.

Anche i Deftones, quindi?

Emo: Naaaa, basta Deftones. Ormai non sono più trendy... (risate)

Ascoltando “Numb” mi è sembrato di sentire echi dei System Of A Down e dei Faith No Nore negli stacchi e nell’andamento generale delle nuove canzoni… Che ne pensi?

Emo: beh, hai citato due band che rispettiamo davvero moltissimo per quello che sanno fare con la musica, quindi una citazione del genere non può che farmi piacere. Posso però assicurarti che non era nelle nostre intenzioni ricalcare lo stile dei SOAD o dei Faith No More, ma siamo orgogliosi di essere paragonati a delle band che rispettiamo davvero molto.

Ci sono delle idee particolari o dei concetti alla base del nuovo album?

Dade: sicuramente non c’è la politica. Emo: infatti, a parte delle piccole frecciate sparse qua e la in qualche canzone come “New World Soccer” la politica non ci interessa così tanto. Preferiamo piuttosto parlare delle nostre esperienze e di tutto quello che sentiamo a noi vicino.

Proprio “New World Soccer” mi ha incuriosito molto… Ti va di parlarne?

Emo: mah, come ti ho detto prima è forse il pezzo più politico dell’album. Parla di terrorismo, di globalizzazione, del controllo mediatico. Tutti discorsi sacrosanti, per carità, ma che oggi si vendono come una banale partita di calcio.

E cosa mi dici delle vostre collaborazioni con Roy Paci e con i Subsonica? Se non sbaglio appartenete a mondi sonori abbastanza distanti tra loro…

Emo: si, questo è vero, ma più che altro queste collaborazioni sono venute fuori per puro spirito di amicizia e per la nostra voglia di provare qualcosa di nuovo. Ma più che altro proprio per amicizia: con i Subsonica andiamo anche in vacanza insieme... (ride)

Ascoltando “Fantasma” sembrano venir fuori echi di Articolo 31, tanto che molti vedono questo come il pezzo volutamente più commerciale del disco… (Emo sgrana letteralmente gli occhi, mentre Dade e Nitto scoppiano a ridere)

Emo: ma veramente? ma chi è che dice queste cose? Tu che ne pensi?

Mah, ascoltandolo secondo me qualcosina si sente…

Emo: ma perché secondo te sullo stile degli Articolo 31 c’è il copyright? Dai, è un discorso che non sta in piedi. Fare un paragone tra noi e loro non ha senso, soprattutto se senti i testi delle loro canzoni con quello di “Fantasma”.

 Ok… Che mi dici invece delle citazioni di Warhol e Houdini?

Emo: "Warhol" è un pezzo che parla dell’esigenza di essere sempre presentabili e di dar grande visibilità all’aspetto esteriore; anche "Houdini" in questo senso è una nostra presa di posizione forte nei confronti del mondo esterno, che rifiutiamo cercando di alienarci il più possibile.

Siete ormai all’ottava data del vostro tour… Un primo bilancio?

Emo: mah, direi buono, i ragazzi del pubblico ci accolgono sempre con gran calore e questo è molto buono, soprattutto se consideri che i nuovi pezzi sono molto meno ballabili di quelli vecchi. Voglio dire, se prendi un pezzo come “Potato Music Machine” è normale che la gente si metta a pogare, mentre vedere che la gente si scatena in un pezzo meno immediato come “Insane Lovers” è già più strano ma fa molto piacere.

Avete in programma un tour infinito come quello di supporto a “Ketchup Suicide”?

Emo: no, non credo proprio… Assolutamente. Ma non si può mai dire, non ci piace programmare queste cose, vedremo strada facendo.

Raccontaci qualcosa della vostra esperienza a Reading…

Emo: Che devo dire, è una cosa bella, bellissima. Immagina una scopata con le cinque tipe migliori di Playboy. (risate generali) Un’esperienza davvero bella considerando poi che noi siamo un gruppo italiano, ma ora come ora non ci ripensiamo poi così tanto. Ma sicuramente è stata una grandissima soddisfazione per noi.

Quali differenze avete notato tra l’Italia e l’Inghilterra?

Emo: a parte la lingua? (risate) No, credo sia un problema di differenza culturale. Cioè, se vai in Inghilterra ti accorgi che la ascoltano dieci volte tanto la roba che gira qua da noi, anche se non vuol dire che anche qualitativamente ci sia superiorità. Mettici anche che le riviste di musica inglesi fanno proprio schifo, sono degli autentici giornali scandalistici. E’ un problema culturale in questo senso: se tu ad un inglese gli parli del rock lui ti fa: “ah, noi avevamo i Beatles e voi Mina”.

Vi sentireste pronti per affrontare il pubblico americano?

Emo: come no.Ho già pronto anche un fucile.(risate)… o, battute a parte, credo sia difficilissimo per un gruppo europeo andare da loro e fare il botto. Ma il discorso andrebbe messo su un altro piano, cioè sono loro che dovrebbero essere pronti per noi e non viceversa. Nitto: sì, per una band europea andare in America e ottenere un buon riscontro di pubblico e difficilissimo, c’è troppa diversità di attitudine e mentalità.

Vi sentite cambiati dopo il successo di “Ketchup Suicide”?

Emo: assolutamente no. Ci sentiamo sempre i soliti pagliacci, come puoi ben vedere! (risate)… Ma in fondo posso dire che stare per molto tempo in tour ti può dare molto, ti aiuta a relazionarti con gli altri e ti fa crescere molto. Viaggiando impari sempre un sacco di cose, stai sempre a contatto con la gente.

Dade: diciamo anche che avremmo potuto scopare di più, se non fossimo tutti felicemente fidanzati. (risate)

Dimmi cinque nomi italiani “da esportare” all’estero.

Emo: ok, allora vediamo… Berlusconi è esportabile direi, no? Anche il Papa, dai. Non aveva fatto anche un disco, una volta?

Allora anche Del Piero!

Emo: Del Piero meglio di no, quello è della Juve (risate generali). No, a parte tutto questo, non conosco così bene la scena italiana per poter fare dei nomi. Mi limito ad uno soltanto: One Dimensional Man.

Cosa ne pensate di tutto questo ritorno del rock and roll sventolato dai media? Mi riferisco agli Strokes, ai White Stripes…

Emo: hai detto bene, è tutta una montatura dei media. E’ un discorso di merda, il rock and roll non è mai morto, se non nella testa di qualcuno…

Dade: sono i giornalisti che creano e distruggono band e personaggi. Anche negli anni Ottanta in fondo c’erano delle ottime rock band, anche se solo a livello sotterraneo. E comunque, dato che li hai citati, i White Stripes mi fanno cagare. (ride)

Una definizione per i “nuovi” Linea77…

Emo: “fuori dal tempo, fuori dal cazzo” (risate)… Anzi, questo potrebbe essere il titolo di un disco, quindi ti dico “i White Stripes italiani”. (risate generali)

 



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